Le virtù dell’Unione Europea in una mostra

«Quest’Europa, che ci sta a fare?», è la domanda che Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Ue, si è posto, ieri, all’inaugurazione della mostra «Guten Tag – hier spricht Europa» (Buongiorno, è l’Europa che parla), di scena al Cide (Centro nazionale d’informazione e documentazione europea) in via Quattro Novembre. Mentre, infatti, si parla molto di Europa, poco noti risultano gli interventi effettivi e le risoluzioni pratiche, che il concetto stesso di unità europea mette in opera. «A meno che non si tratti della lunghezza dei pomodori o dell’altezza degli ascensori, che destano audience» scherza Frattini. Tocca alla Germania presiedere il semestre del Consiglio dell’Unione europea e il governo federale intende seguire alla lettera le indicazioni fornite dalla cancelliera Angela Merkel: «Dobbiamo mettere il cittadino al centro di tutto». Completamente d’accordo con la Merkel, Frattini non manca di notare: «L’Europa risolve problemi, talvolta brucianti per l’intera comunità, come la lotta al terrorismo, fatta Stato per Stato, con pattugliamenti dei Paesi membri». Ma poi c’è una notevole attenzione all’ambiente, focalizzata sulla riduzione degli scarichi, «perché la questione ambientale riguarda tutto il mondo», continua l’ex-ministro. La mostra del Cide, che consiste in sedici pannelli espositivi sui temi dell’integrazione europea (fino al 22 marzo), ha avuto una sorta di anteprima cittadina sulle fiancate degli autobus (linea 90), veicoli che muovendo la popolazione, mettono in moto anche l’immagine della cooperazione tra i ventisette Stati membri. E, a proposito di transito, alla porta d’imbarco 41 dell’aereoporto Leonardo da Vinci si può ammirare un’altra gigantografia, riferita all’essere fratelli nel Vecchio Continente. L’iniziativa, promossa dall’ambasciata tedesca a Roma, coincide con il cinquantesimo anniversario dell’Unione europea e della firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957), momenti topici d’un percorso che comunque richiede continue soste informative. Se, in realtà, non si può diventare europei per legge, è vero però che si può giocare da bambini europei. Da Malta alla Svezia, infatti, la nostra infanzia viene tutelata, per esempio quando gioca con prodotti elettronici conformi alle normative della Comunità. E se sulle nostre tavole arrivano cibi globalizzati, l’Unione europea è la più severa, in materia normativa, quanto al controllo delle scadenze e della conservazione. Dunque, si mangia e si gioca in sicurezza. E i progetti scolastici non mancano. E chissà che Erasmo da Rotterdam o Johann Amos Comenius, se redivivi, non sarebbero entusiasti degli interscambi tra ragazzi aperti alla conoscenza di lingue e culture diverse dalla propria.