Vittima della moda nichilista

Nietzsche e il nichilismo sono ormai due parole che rinviano l’una all’altra, anche se, sia per il filosofo tedesco che per i suoi interpreti, il concetto di nichilismo viene colto in molteplici sfumature. Comunque, pur con queste differenze, ciò che viene sacrificato è la prima parte della sua ricerca, quando Nietzsche, affascinato dalla musica e dalle teorie di Richard Wagner, considerava l’arte, la creatività artistica e tutta la dimensione estetica come esperienze fondamentali della vita dell’uomo. Nell’arte si realizzava, a suo giudizio, la moralità di un popolo, che nell’arte ritrovava la propria identità e il significato stesso dell’esistenza.
Ma questo Nietzsche, vitale, propositivo, amante della grande tradizione musicale tedesca, desideroso di rinnovare lo spirito tedesco, di costruire la grandezza politica della Germania per le generazioni future, viene accantonato dalle interpretazioni accademiche e dalle intellettualità che, seppur sedotte dalla genialità del suo pensiero, tuttavia avevano il proprio riferimento in una cultura illuministica, democratica e progressista. Troppo pericoloso Nietzsche, troppo esplicito il richiamo nazista alle sue tesi, troppo irridenti le osservazioni sulla democrazia, troppo aristocratico il suo atteggiamento. Molto più utile, invece, un Nietzsche teorico della decadenza e del nichilismo, con cui era possibile illustrare una società che relativizza i concetti fondamentali della metafisica, il vero-il giusto-il bello, che nega qualsiasi valore mitopoietico all’arte, che ridicolizza il sentimento religioso e le gerarchie ecclesiastiche. Così Nietzsche viene portato da accademici e benpensanti nella lavanderia della filosofia democratica che provveda a ripulirlo dal suo rischioso e ambiguo passato rivoluzionario, quando le sue idee sulla funzione dell’arte e la sua passione per Wagner erano alla base dell’auspicato rinnovamento tedesco.
Di questo Nietzsche si scrive e si parla malvolentieri: meglio quello nichilista che disgrega i valori culturali della tradizione, che sbeffeggia il sentimento religioso, che considera la volontà di potenza la vera e unica forza che muove gli uomini. In questo senso, Nietzsche è un vittorioso nella nostra cultura: con il suo nichilismo, eleganti accademici e intellettuali progressisti sono riusciti a teorizzare i vantaggi educativi, politici, scientifici di una civiltà che non dispone più di una grande arte, di una grande filosofia, di una grande religione.