La vittoria di Obama? Fa felici i repubblicani

Il cambio della guardia alla Casa Bianca non scalfisce affatto l'ottimismo dell'elettorato conservatore. Una risorsa per il Paese. Dai tempi di Jimmy Carter, nel '76, la parte progressista non era così numerosa

Ai risultati elettorali americani, sono seguite le fantasie più paranoidi sul partito repubblicano. La Casa Bianca andrà a un democratico, e la maggioranza democratica nelle due Camere del Congresso è aumentata in modo rilevante. Gli Stati Uniti non vedevano un potere politico di sinistra a così alta concentrazione fin dal tempo della vittoria di Jimmy Carter, nel 1976.

Alcuni politici conservatori si rammaricano per la perdita di rappresentanza repubblicana, mentre altri la vedono abbastanza giustificata dopo anni di cattiva amministrazione repubblicana - persino inevitabile in un programma a lunga scadenza. Ma, virtualmente, tutti i conservatori temono una serie di politiche effettive che - ritengono - arrecheranno un vero danno al Paese. Da un potere più forte dei sindacati, a una Corte Suprema prepotentemente di sinistra, all'aumento di tasse finalizzato a un livellamento socialistico dei redditi - insomma, per molta gente di destra ci sono nubi che si addensano.

Vuol dire che i conservatori americani saranno infelici, se e quando queste politiche si realizzeranno, con effetti inevitabili sulla civiltà americana? Faranno la fine dei poveri democratici, che hanno tanto sofferto negli ultimi otto anni? No. Non soffriranno. Non saranno infelici; anzi, continueranno ad essere più felici dei loro avversari di sinistra. Numerose ricerche e molti giornalisti hanno dimostrato che in America, la gente di destra è più felice della gente di sinistra. Per esempio, nel 2004, il 44 per cento di coloro che hanno risposto al General Social Survey (un'importante indagine sui cittadini americani) e che si dichiaravano «conservatori» o «molto conservatori», risultavano essere «molto felici», contro un esiguo 25 per cento di «felici», che si dichiarava «liberale» o «molto liberale». («Liberale» inteso nel contesto americano, col significato di «ala sinistra»). Altre fonti dicono esattamente la stessa cosa, nella valutazione del grado di ottimismo, di vita soddisfacente, o di autostima.

E questo non riguarda soltanto il periodo Bush. In verità, il divario nel grado di felicità è durato almeno 30 anni. La differenza è stata maggiore in alcuni anni sotto Bill Clinton piuttosto che negli anni sotto George W. Bush.

Come lo interpretiamo? Ci sono due spiegazioni. La prima ruota intorno alla vita personale delle persone; la seconda intorno alla loro visione del mondo. Per molti anni, i ricercatori hanno dimostrato che le persone sposate tendono ad essere molto più soddisfatte della propria vita che non i single e i divorziati, e che le persone devote sono generalmente più felici di quelle laiche. Non è sorprendente scoprire che da questi esempi si evidenziano alcune differenze nel grado di felicità. Dopo tutto, il General Social Survey effettuato nel 2004 indica che gli americani conservatori sposati erano circa il doppio rispetto agli americani sposati di sinistra, e che più del doppio dei conservatori frequentavano un luogo di culto almeno una volta la settimana. Queste differenze nello stile di vita non sono in via di cambiamento; anzi, la sinistra americana ha contato più laici negli ultimi 35 anni, mentre la destra ha contato più persone religiose. Tuttavia, queste differenze comportamentali spiegano il divario solo in parte. Il resto è spiegato da una diversa visione del mondo fra conservatori e persone di sinistra - in modo specifico, dal grado di ottimismo circa la capacità dell’individuo di avere successo, in America.

Nel 2005, in un grande sondaggio effettuato alla Syracuse University di New York, si domandava: «Quanto ritenete sia salita la mobilità sociale in America - figli che ricoprono posizioni di maggior rilievo rispetto alla famiglia di origine - moltissimo, mediamente, poco?». Le differenze politiche furono inequivocabili, anche valutando il livello di reddito. Per esempio, il 48 per cento dei conservatori a reddito medio-basso pensavano che la mobilità sociale fosse molto aumentata, contro il 26 per cento delle persone di sinistra con reddito più alto. Nello stesso sondaggio, i conservatori meno abbienti erano il 25 per cento in più rispetto alle persone di sinistra più ricche (90 per cento su 65 per cento) nel concordare con il fatto che «mentre, agli inizi, i tipi di opportunità possono essere diversi, col lavoro duro e la perseveranza questi svantaggi vengono generalmente superati».

Consideriamo il risultato di questi sondaggi: un americano di sinistra su tre - compresi quelli con reddito più alto - non crede che il lavoro duro e la perseveranza costituiscano oggi elementi di successo. Questo è uno straordinario genere di pessimismo e può spiegare benissimo un paio di cose sulle differenze nel grado di felicità percepito. Le persone di sinistra possono - e spesso vogliono - scegliere di interpretare questi dati come prova del vecchio cliché con cui si definisce l'ignoranza una perfetta felicità. Forse, pensano, i conservatori non si avventurano mai fuori dal loro stile di vita, noioso ma sicuro, matrimoniale, osservante. E forse, i conservatori meno abbienti si ingannano in una «finta consapevolezza» sulle opportunità di lavoro in America, beatamente ignari dell'avidità dei ricchi e dei potenti. Non voglio esprimere giudizi su queste interpretazioni - i lettori non ne hanno bisogno, i dati e i risultati delle ricerche parlano da soli.

Comunque, indipendentemente dai meriti insiti nello stile di vita e nella mentalità dei conservatori, queste sono, oggi, le principali differenze fra conservatori e persone di sinistra. Ecco perché, malgrado la battuta d'arresto alle elezioni e le ansie che potranno attraversare nei prossimi anni, continueremo a vedere sorridenti i conservatori americani. Negli anni a venire, i conservatori degli Stati Uniti che affronteranno la battaglia politica in nome dell'opportunità, della mobilità e dei valori tradizionali, avranno davanti a loro una bella lotta. Ma saranno dei guerrieri felici.

(Traduzione di Rosanna Cataldo)