«“Viva Energia” è il nostro asso»

Marco De Rosa

Chi fa impresa sa bene quanto l’energia elettrica rappresenti una voce significativa nel conto economico complessivo. E quindi, quanto il suo approvvigionamento e il suo costo risultino rilevanti per determinare la capacità di competere delle aziende sul mercato.
A una prima analisi, la situazione del sistema energetico nazionale parrebbe in questo senso offrire ben pochi motivi di ottimismo alle aziende, caratterizzata com’è da una corsa verso l’alto della bolletta elettrica, apparentemente inarrestabile. I motivi alla base di questo contesto di aumento globale dei costi sono diversi, e tutti strutturali. Per cominciare, in un sistema come quello italiano, basato prevalentemente sulla combustione d’idrocarburi importati (petrolio, gas), i rincari dei prodotti petroliferi hanno una ricaduta immediata (e salata) sul costo della bolletta. Tanto più in un quadro caratterizzato da una crescente intensità energetica, dove la domanda continua a lievitare anche in una situazione di stagnazione economica. Basti pensare al fatto che il rapporto tra consumo energetico e Pil in Italia è cresciuto del 15% dal 1985, secondo quanto reso noto dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg). E non è tutto. Vanno infatti sommate da un lato la pressoché totale saturazione della capacità di trasformazione dei derivati del petrolio, dall’altro le capacità di approvvigionamento e stoccaggio del gas, ormai palesemente inadeguate, come è emerso durante la crisi energetica dello scorso inverno. Il futuro, quindi, si presenta più che mai a tinte fosche? Non del tutto. Il sistema italiano dell'energia offre anche alcuni segnali confortanti. Innanzitutto, i prezzi medi: cresciuti, certo, ma meno che negli altri Paesi europei. Addirittura, si è recentemente verificato un fatto fino a qualche tempo fa impensabile: l’Italia ha importato energia verso la Francia, beneficiando della positiva differenza di prezzo in alcune fasce orarie. Merito anche della migliorata efficienza del sistema produttivo interno, con i nuovi impianti in grado di produrre a costi più contenuti. Un dato particolarmente evidente, questo, per quanto riguarda le centrali turbogas a ciclo combinato di ultima generazione, che rispetto agli impianti a olio combustibile garantiscono un'efficienza termica superiore del 40 per cento.
La vera rivoluzione sta però nell’ampliamento del libero mercato elettrico, che permette a molte piccole e medie imprese di beneficiare dei risparmi e degli sconti offerti dagli operatori come EGL Italia, che agiscono in un regime di concorrenza. A partire dal luglio 2004, infatti, in base a quanto stabilito dal decreto Bersani tutte le aziende e i possessori di partita Iva possono accedere a questo mercato, garantendosi un risparmio di vari punti percentuali rispetto alla tariffa vincolata dell’ex monopolista. Ci vorrà ancora un po’ di pazienza, invece, per la liberalizzazione dell’energia per uso domestico, posticipata al luglio 2007.
Ma quali sono i vantaggi offerti dal mercato libero? In sintesi, si possono riassumere nel passaggio dalla condizione di semplice utente a quella di cliente: quindi, condizioni commerciali migliori, più flessibilità contrattuale e servizi personalizzati, studiati ad hoc sulla base delle specifiche necessità del singolo. A scanso di equivoci, inoltre, è importante sottolineare che quando si firma un nuovo contratto con un operatore attivo nel mercato elettrico, quello che cambia non è il «distributore» (il soggetto che gestisce l’allacciamento alla rete e la rete stessa), ma solo il «fornitore» dell’energia. Sarà quest'ultimo, poi, a stipulare il contratto di «trasporto» con il distributore locale.
Il tutto avviene in modo semplice ed estremamente rapido, senza costi aggiuntivi e naturalmente senza rischio di interruzione della fornitura elettrica. E in più, contestualmente al passaggio, in molti casi viene anche restituita la somma cauzionale trattenuta come anticipo al momento dell'attivazione dell'utenza: un altro vantaggio economico da non sottovalutare.
Quanto «pesa» (e, soprattutto, quanto peserà) allora la bolletta per le aziende italiane? Certamente resta salata ma, tra le nuove centrali all’avanguardia e la libera concorrenza, molto meno di quanto avrebbe potuto essere. E, nel prossimo futuro, promette di rallentare ulteriormente la sua corsa al rincaro.