La voce di Alagna dà corpo al dolore

Preziosa e attenta la direzione di Guingal Monica Bacelli è una Charlotte di pregio

Antonio Cirignano

da Torino

Una vecchia teoria di Alfredo Kraus, tra i massimi tenori del secolo scorso, sosteneva che il giovane Werther, eroe goethiano protagonista dell’opera di Jules Massenet (1892), fosse in realtà un innamorato non dell’amore ma della sofferenza d’amore, come tale destinato al suicidio indipendentemente dal proprio incontro con la bella Charlotte. Da quest’idea Kraus faceva discendere il suo indimenticabile personaggio vocale, tormentato nell’intimo, sostanzialmente unitario nel carattere al di là delle circostanze, liete o tragiche, che lo coinvolgono.
Nel nuovo allestimento di Werther in scena al Teatro Regio fino al 29 giugno a vestire i panni del protagonista è un tenore di spicco come Roberto Alagna, poco incline alla formulazione di teorie ma non meno portatore, nei fatti, di un «suo» Werther ben individuato. Colpisce innanzitutto per la freschezza sorridente e piena dell'emissione, che nella prima parte dell'opera (la grande aria «O nature pleine de grâce») ne fa un personaggio il cui slancio romantico pare non conoscere ombre né confini. Un Werther «qui e ora», capace di assaporare tutta intera l’emozione dell’amore e di tradurla in un inno alla vita di contagiosa felicità.
Solo quando dovrà rinunciare all’amore di Charlotte, già promessa sposa di Albert, il dolore si abbatterà su di lui con la violenza di una crudeltà non annunciata, non prefigurata da oscure e ineludibili predestinazioni.
Se al Werther di Massenet, rispetto a quello goethiano, si è rimproverato talvolta di incarnare una sublimazione letteraria del dolore piuttosto che la sua realtà, l’«effetto Alagna» potrebbe essere proprio quello opposto: dar corpo a un sentimento pienamente umano e palpabile grazie alle risorse di una voce tra le più belle oggi disponibili sulla scena lirica. Nessuna voce tuttavia riuscirebbe in una simile impresa senza il concorso di una concertazione preziosa e attenta come quella di Alain Guingal, che guida l'orchestra del Regio in una delle sue prove migliori. Anche Monica Bacelli fa la sua parte dando vita a una Charlotte di grande spessore umano e di notevole levigatezza vocale.
Intorno a loro un nutrito gruppo di buoni comprimari, fra cui l’Albert di Marc Barrard e la Sophie di Nathalie Manfrino. Regia, scene (David e Frédérico Alagna) e costumi (Louis Désiré) nella più pura tradizione realistica del bozzetto ottocentesco, con tanto di boschi innevati, finti, e carrozze con cavalli, veri. Finale di stagione lirica con un pubblico non proprio folto, ma assai riconoscente e prodigo di applausi.

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