La voce dell’ego

Se non nasce presto qualche altro genio Piergiorgio Odifreddi potrebbe ritrovarsi terribilmente solo e senza lavoro. L’ultimo cervello illuminato che il matematico si è lasciato alle spalle è nientemeno che Benedetto XVI: «proprio un degno avversario» ha commentato l’altro ieri Odifreddi al Salone del Libro, spiegando di aver concepito Caro Papa ti scrivo dopo aver letto Introduzione al Cristianesimo, pubblicato più di trentacinque anni fa dall’allora cardinale Ratzinger. E così anche questa è fatta. Anche il Papa è andato. Si sa che lo spirito scientifico-ateo è piuttosto lineare nelle sue battaglie. E se da bambino Odifreddi sognava di salire al soglio pontificio, come ha raccontato al pubblico, è da considerarsi soltanto un errore di prospettiva.
Rimane che, non avendo Dio, con qualcuno Odifreddi deve pur parlare, ed ecco che con la Storia può rimediare un po’ di compagnia. Sul sito del matematico impenitente possiamo leggere le interviste immaginarie che ha condotto, supponiamo in momenti di disperata solitudine intellettuale, con Adolf Hitler («Fürer, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il suo nome è diventato sinonimo del male. Cosa ne pensa?») e Dante Alighieri («Padre Dante, devo dedurre che lei non conosceva troppa matematica?»). Nei suoi libri, poi, Odifreddi dialoga a tu per tu con Galileo (Hai vinto, Galileo! La vita, il pensiero, il dibattito su scienza e fede) e fissa le coordinate dell’universo (In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo). Se gli capita di tornare al presente, gli interlocutori non scendono giustamente sotto il Nobel (Renato Dulbecco o Paul Samuelson), il Nobel opportunamente di sinistra (José Saramago), il carisma religioso mondiale (il Dalai Lama Tenzin Gyatso, a cui dice con tono alla Clint Eastwood: «Mi sembra che ci siano vari punti di contatto fra la logica buddhista e la logica matematica. Dovremmo approfondire il discorso, un giorno»). Ma le domande che rivolge loro sono sempre stranamente prive di mordente, nel giornalismo si dice: troppo simpatiche. È il problema di scegliersi intervistati alla propria altezza.
Ad ogni modo, visto i ritmi con cui macina gli interlocutori, paventiamo già il titolo del prossimo libro di Odifreddi: Incontro con io. Ah no, questo è già stato usato da quell’altro solitario delle vette: Eugenio Scalfari.