«Voglio dare a Benetti quello stile di leadership appreso in Fiat-Iveco»

Dall'esperienza accanto a Marchionne alla chiamata di Vitelli tra retroscena e futuro

Antonio Risolo

da Livorno

Dagli anni Ottanta, impegnato nella progettazione dei motori marini Fiat «con i quali abbiamo vinto campionati nazionali, europei e mondiali, un lavoro molto utile», fino al rapporto con Sergio Marchionne: «Grande uomo», ricorda. Franco Fusignani, oggi ad della Business Line Benetti, parla a ruota libera del passato (Fiat), presente e futuro (Benetti).

Ingegnere, dopo la lunga esperienza in Fiat è arrivato l'incontro della svolta.

«Conobbi Paolo Vitelli proprio nel periodo in cui ero il responsabile dei motori marini Fiat. Tentavo di venderglieli. Per diffondere l'immagine di Fiat e Iveco (la società si chiamava Iveco Diesel Engineering Division, ndr) promuovemmo una serie di iniziative per la nautica, quella sportiva, puntando su Fabio Buzzi, che ancora oggi considero uno dei più grandi progettisti mondiali. Quindi ero già molto vicino alla nautica - ho avuto 12 barche... sottolinea - In seguito ho lavorato 13 anni con Sergio Marchionne. Ho imparato molto da un grande uomo e grande manager. Una perdita per tutta l'industria italiana. Quindi fui contattato dal dottor Vitelli che mi chiese di dargli una mano a razionalizzare i processi industriali dei suoi cantieri, ritrovandomi prima responsabile operativo di Benetti e oggi amministratore delegato».

Che cosa ha portato in Benetti dall'automotive?

«Indubbiamente processi industriali, comportamenti, uno stile di leadership che però si deve integrare con un mondo che ha una sua caratteristica artigianale molto spinta. Credo che si debba trovare un giusto equilibrio tra la flessibilità, l'elasticità di quel mondo artigianale così complesso, ma di grande valore, e i processi industriali. Sul fronte progettazione, intanto, stiamo insistendo molto sui test, sulla dinamica di valutazione preventiva della funzionalità della nave accelerando i tempi di progettazione grazie ad alcuni processi di software che portano con ottima approssimazione alle soluzioni migliori».

Cambia tutto, compresi i rapporti con i vari fornitori.

«Decisamente. Abbiamo iniziato dalla valutazione dei fornitori sulla base della qualità, della tecnologia, del supporto che riescono a darci, della loro capacità produttiva, in maniera tale da scegliere di volta in volta, per ogni yacht, i partner più idonei a seconda della complessità e della difficoltà di ogni singolo progetto. Come lei ha potuto vedere oggi visitando i nostri capannoni, a Livorno facciamo barche di oltre 100 metri - tre gigayacht in costruzione - che richiedono almeno 1,5 milioni di ore lavorative ciascuno».

Ci parli del progetto BNow.

«Qui a Livorno lavoriamo su un prodotto custom, nel cui processo ci siamo inseriti con il progetto BNow - Benetti ora - appunto, che riduce notevolmente i tempi di consegna di oltre un terzo. In breve si tratta di un processo più industrializzato, con moduli in acciaio più standardizzati, più ripetitivi, utili per bloccare sala macchine, gruppi elettrogeni, locali tecnici. Per tutto il resto ampio spazio all'armatore. Ritengo importante guidare il cliente nelle sue scelte anche per quanto riguarda il layout, gli interni. Con una operazione standardizzata di questo genere, si riducono notevolmente i rischi. Faccio un esempio: quando su una nave da crociera si progettano 50 cabine tutte uguali, il rischio è minimo.

Perché un armatore sceglie uno yacht Benetti?

«Il marchio Benetti ha sempre rappresentato una barca di grande tradizione, di grande equilibro, di grande armonia. Guardando un Benetti, lei non troverà mai delle forme strane. Che possono essere molto belle, ma talvolta anche choccanti... Al contrario, in un Benetti troverà sempre qualcosa di equilibrato, di armonioso, in linea con la grande tradizione del marchio che mai trascura l'innovazione. Non a caso tra cento barche ormeggiate in una baia, uno yacht Benetti lo si individua subito, anche se lo stile si evolve. Quando un armatore Benetti sale a bordo vuole vedere armonia, simmetrie. Non vuole vedere contrasti forti. Tutto quello che oggi noi facciamo qui a Livorno è in linea con i più grandi cantieri del Nord Europa».