Wagner, l’amore e un sogno di potenza Ecco un tecnologico «Oro del Reno»

Il primo «pannello» della monumentale tetralogia secondo le interpretazioni di Humburg e Pier’Alli

Pietro Acquafredda

Si sa per certo che quando Wagner concertò L’oro del Reno, primo pannello della sua monumentale Tetralogia, i primi tre giorni di prove lì dedicò esclusivamente alla scena e alla recitazione. Dai cantanti pretese che in scena fossero credibili e che pronunciassero altrettanto bene il testo; al canto pensò successivamente. E Will Humburg, a Roma per dirigere l’opera, intende proseguire nella prospettiva indicata da Wagner tanto da autoproclamarsi, prima ancora che direttore d'orchestra, «secondo» regista, accanto a Pier’Alli, autore della regia d’ordinanza, oltre che di scene e costumi.
Secondo Humburg per Wagner al centro sta la scena e la parola, l’orchestra viene dopo. Ma, dopo questa dichiarazione d’intenti, molti altri problemi restano da risolvere a chi affronta oggi l’intera «tetralogia», composta ovviamente da quattro titoli collegati tra loro: L’oro del Reno, Walkiria, Sigfrido e Crepuscolo degli Dei, articolati in tre giornate e un prologo, per complessive 17 ore di rappresentazione e musica. Innanzitutto come leggerla oggi? Come una favola che racconta una storia antica di oltre mille anni; oppure come il racconto della storia del popolo tedesco dall’antichità ai nostri giorni; infine, nella prospettiva psicanalitica, come una riflessione dell’uomo sulla sua origine e i suoi destini, problema quest’ultimo none estraneo alla riflessione anche personale dell’uomo Wagner? Nelle recite romane sembra prevalere la terza delle possibili letture, come fa capire anche il regista Pier’Alli, che ha già dalla sua, una prima Tetralogia wagneriana, molto apprezzata, realizzata a Bologna fra gli anni Ottanta e Novanta. Qui l'ha completamente ripensata, e per la scena ha chiesto aiuto anche alla tecnologia, ma certamente non può annullare le reminiscenze di quella bolognese.
Sul felice esito di pubblico per L’oro del Reno non tutti scommettono, perché Wagner non è tanto facile - così si dice e si pensa anche - e poi perché è lungo e perché le sue storie ci sono estranee e, infine, perché non ascoltandolo spesso non lo conosciamo affatto e perciò ogni volta ci è richiesto un notevole sforzo per comprenderlo. Ciò accade in Italia, nell’anno del signore 2005, a un autore come Wagner, che è lo Shakespeare del teatro musicale. E perciò anche la programmazione del solo primo titolo della Tetralogia non fa dormire sonni tranquilli a chi deve anche adoperarsi per avere il teatro pieno.
L’oro del Reno si avvale di un cast misto: specialisti wagneriani per le parti principali e italiani per lo più nelle altre, racconta appunto dell'oro, simbolo di potenza, custodito in fondo al Reno, per la cui conquista si chiede di rinunciare all’amore. La sapienza napoletana ha da tempo espresso così tale dilemma fondamentale: meglio comandare o fottere? Ed ha anche risposto che è meglio comandare.
Da martedì 18 fino a martedì 25, tutti i giorni, eccetto mercoledì e lunedì. Biglietti: da 17 a 130 euro.
Informazioni: 06-4817003.