Walser a spasso tra i pittori porta il lettore alla felicità

Paul Cézanne era «un animale da atelier», che «osservava la moglie come fosse un frutto sulla tovaglia». Vincent Van Gogh dipingeva «in modo fin troppo veritiero», mentre Audrey Beardsley «per giorni interi se ne stava sotto le coltri sontuose del suo letto, con un’indolenza aggraziata e calcolatissima». Scrive così Robert Walser (1878-1956), che in Ritratti di pittori (Adelphi, pagg. 134, euro 16) offre il suo sguardo sull’arte.
Quest’antologia di brevi testi, curati da Bernhard Echte, ci introduce - tra una poesia dedicata a Delacroix e i versi ispirati dai disegni di Daumier - sia nell’intimo sentire dell’autore svizzero, sia nel cuore delle fantasie pittoriche più inconfessate. Con noncurante precisione, ecco sbalzata la figura di Olympia, la modella di Manet «imperturbabile come una dea», alla quale Walser scrive una lettera, visto che lui non ha altro da fare, oltre a «studiare una famosa riproduzione da un qualche maestro». E l’integrale nudità della fanciulla, ritratta «nel tripudio delle sue bianchezze», offre il pretesto per una divagazione epistolare, che del quadro dice più d’un saggio critico. Mentre l’«Arlesiana» di Van Gogh, «popolana nient’affatto graziosa», offre lo spunto ad argomenti da grande scrittore. Riflettendo sui tratti duri della donna, ecco un Walser puro: «È chiaro che il mondo, come corre voce, continuerà a essere bello, altroché, e le più rosee speranze continueranno a fiorire». Un’eco bambinesca e malinconica, come da chi sappia di strillare al buio e in solitudine, accompagna i due innamorati d’un quadro di Boucher o il bosco di faggi di Hodler, spoglio e invernale.
Sotto i quadri vediamo scorrere una vita di trasalimenti solo all’autore comprensibili. Scivolando tra i colori e le forme, però, capiamo meglio Cézanne, «che sa abbracciare l’oggetto», perché a lui «sta a cuore la carnalità dei fiori», materializzandoli «in ogni loro dondolio di pianta». O veniamo catapultati nella Parigi magistralmente descritta nei versi dedicati alla protagonista del quadro di Renoir Lisa con ombrello. Una città dove donne gentili passeggiavano per i boschi e «per le vie cantavano i cari uccellini», col suono di chi sorseggi vino. Anche i quadri mandano suoni armonici, come insegnò a Walser il fratello Karl, pittore di successo.
Nel volume, tra l’altro, a ogni ritratto di pittore corrisponde il dipinto prescelto, sicché è possibile confrontare l’impressionismo walseriano con il tono interiore dei quadri. «Nessuno dovrebbe essere infelice», esorta Walser, identificandosi nel logorio di esistenze alle prese col «tedioso sempreuguale», che a nessuno è risparmiato.