Walter non fa i miracoli anzi aiuta il centrodestra

La fabbrica del consenso della sinistra ha trasformato la discesa in campo di Walter Veltroni per la guida del futuro Partito democratico in un evento dalla portata miracolistica. A stare alla grancassa mediatica pare che in un colpo solo il sindaco di Roma abbia rinsaldato la coalizione di governo, guarito la sinistra dalla propria crisi. E, naturalmente, avviato un processo che porterà inevitabilmente a riconquistare al centrodestra il vantaggio di consenso conquistato nell’anno orribile del governo Prodi.
In realtà il discorso del Lingotto è stato deludente. Chi si aspettava la bella copia di Blair si è trovato di fronte un imitatore di Andreotti. Ma, così come a sinistra sbagliano quanti santificano in vita Veltroni, compiono un identico errore quanti nel centrodestra si limitano a minimizzare la portata dell’avvenimento. I sondaggi ed il buon senso indicano che il sindaco di Roma non avrà alcun effetto miracolistico su uno schieramento politico che soffre dell’inguaribile malattia rappresentata dalla presenza di due sinistre ormai inconciliabili. Anzi, l’effetto veltroniano sarà di indebolire il governo e spingere la sinistra antagonista a radicalizzare le proprie posizioni. Ma questo non impedisce di considerare che la discesa in campo di Veltroni costituisce comunque uno stimolo per la Casa delle libertà. Per affrontare l’unica vera questione irrisolta del centrodestra. Cioè quella dell’identità politica e culturale del programma che la Cdl intenderebbe realizzare se tornasse al governo del Paese. In particolare il rapporto tra le forze liberali e quelle stataliste presenti nella Cdl. Cioè lo stesso problema, magari in formato più ridotto, che ha paralizzato e continua a paralizzare il centrosinistra ed il governo Prodi.
Nessuno dubita che il centrodestra, a differenza dell’attuale maggioranza, sia concorde nel puntare sull’innovazione, sulla modernizzazione, sulla riduzione delle imposte e sull’obbiettivo di aumentare le garanzie e le libertà dei singoli cittadini. Ma come perseguire questi obbiettivi? Con più Stato o con meno Stato? Con la difesa dei corporativismi e dei privilegi delle caste burocratiche oppure con le liberalizzazioni e lo smantellamento dell’immenso apparato clientelare? Con la difesa degli attuali livelli di spesa pubblica o con la sua riduzione? E, soprattutto, con quale piano di ricollocazione di quei milioni di dipendenti pubblici da rimettere sul mercato del lavoro dopo lo snellimento delle attuali strutture burocratico-clientelari?
Veltroni, dunque, sarà pure un neodoroteo o un Andreotti in formato ridotto. Ma costituisce comunque uno stimolo ad affrettare le risposte a queste domande. Ovviamente in chiave liberale. Lasciarle inevase o, peggio, continuare ad accarezzare l'opzione statalista, serve solo a fare il gioco della sinistra. Non solo riformista, ma anche massimalista.