Warhol, vita dissoluta di un genio da jet set

Sebbene di origini cecoslovacche Andy Warhol è notoriamente riconosciuto come uno dei maggiori rappresentanti della cultura visiva americana e, in particolare di quella newyorkese. Trasferitosi nella City nel 1949 inizialmente gravita attorno al mondo dell’editoria più snob tra cui «Glamour» e «Vogue» per poi giungere nel ’69 a fondare una propria rivista «Interview» che lo porta a intrecciare una rete di relazioni con le personalità più eminenti o promettenti di ambiti culturali più disparati (dalla moda all’arte al cinema alla musica). Le sue ampie vedute e la sua genialità lo portano nel ’63 a raccogliere intorno a sé numerosi giovani artisti costituendo una specie di comune cui dà il nome di Factory, luogo di sperimentazione dove transitano artisti, musicisti, attori di cui Warhol diviene il vate indiscusso. Una vita frenetica, vivace, alternata a momenti di profonda tristezza scandiscono i giorni della Factory, ma anche quella dello stesso Andy che decide nell’autunno del ’76 di registrare quotidianamente quello che gli succede. Stabilisce quindi con la sua assistente-segretaria, Pat Hackett di trascrivere il resoconto dettagliato delle sue giornate ma anche delle sue folli notti newyorkesi. Le immagini della mostra «Intimate» ospitate alla galleria Ugo Ferranti (via dei Soldati 25) documentano appunto una vita convulsa e affollata di personaggi (da Diana Vreeland a Rauschenberg, da Basquiat a Polanski), ma è anche la cronaca di notti folli e di dissolutezze impensabili; la testimonianza cioè d’esistenze consumate, di ambienti e di mode, nonché un autoritratto intimo e sublime di uno tra i più significativi artisti contemporanei. Info: 06.68802146. Ingresso libero.