La cannabis ha effetti sulla memoria?

Secondo uno studio americano la cannabis, assunta in particolare per più di tre anni e durante l'adolescenza, agirebbe direttamente sulla mente e sulla memoria a lungo termine. In particolare sulla conformazione dell'ippocampo situato nel lobo temporale del cervello.

Uno consumo prolungato di cannabis per almeno tre anni inciderebbe sulla memoria a lungo termine, ciò è emerso da uno studio condotto dalla Northwestern University negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista Hippocampus. Delle 97 persone interpellate per il test la quasi totalità del gruppo avrebbero inziato a fumare cannabis in età giovanile, cioè durante l'adolescenza. Al momento dello studio i soggetti non l'assumevano da quasi due anni, ma i segni del passaggio e della consumazione della stessa erano ancora tangibili. Infatti attraverso alcune scansioni del cervello per tutti è emerso un dato comune, ovvero una conforamazione particolare dell'ippocampo cioè la zona che svolge un ruolo fondamentale per la memoria a lungo termine. Sottoposti a una serie di test sulla memorizzazione i soggetti hanno dimostrano una riuscita inferiore alla norma pari al 18%.

Gli autori del progetto e dello studio, Lei Wang e John Csernansky, si sono affidati alla risonanza magnetica per potere osservare da vicino il cervello dei pazienti e la zona dell'ippocampo. Cambiamenti spesso non eclatanti ma presenti, conseguenza diretta dell'assunzione delle foglie della pianta incriminata. Così si è espressa Lei Wang:

Avanzati strumenti di mappatura del cervello ci hanno permesso di esaminare in dettaglio i cambiamenti, talvolta sottili, nelle piccole strutture cerebrali.

La parte maggiormente intaccata riguarderebbe i processi e i meccanismi messi in atto quotidianamente per risolvere i problemi comuni, ma anche le dinamiche attivate per stabilire relazione con amici e familiari. Questo confermerebbe quindi l'azione a lungo termine dell'utilizzo prolungato della cannabis, anche a distanza di tempo e anche dopo la conclusione del suo impiego. Nonostante molti studi confermino come la stessa possa avere un impatto positivo sui malati terminali, oppure su alcune patologie serie come l'epilessia, il dolore e i sintomi psichiatrici, esiste una correlazione negativa tra ippocampo e consumi. In particolare in età adolescenziale, quando probabilmente il corpo e la mente sono ancora in fase di sviluppo e crescita.