La Wertmüller demolisce Moretti E Zadie Smith crea il gelo in sala

nostro inviato a Mantova

Amos Oz, sulla questione arabo-israeliana: «Quando parlo del rapporto tra palestinesi e israeliani mi piace usare la metafora della famiglia: il loro è un matrimonio infelice, che non funziona. Serve una soluzione dolorosa: un divorzio con separazione dei beni, dividendo la casa in due appartamenti». A proposito di famiglia: «Ritengo il matrimonio l’istituzione più misteriosa, paradossale, tragica e comica dell’universo. Gesù aveva già dei dubbi in proposito. Platone anche. Invece, seppur zoppicando, continua a camminare per il mondo, da New York alla Lapponia». E a proposito di storie: «In tutti i miei libri in fondo non faccio che scrivere di conflitti tra individui. Storie che finiscono in genere con un compromesso, che magari fa acqua da tutte le parti, ma è necessario. Tutti pensano che la parola “compromesso” sia qualcosa di negativo, che fa a pugni con l’idealismo e la coerenza. Invece è un sinonimo della parola “vita”».

LINA CONTRO NANNI. Bruno Gambarotta, chiacchierando in pubblico con la regista Lina Wertmüller, la presenta con il suo nome completo: Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, chiedendole: «È per via del tuo nome che i titoli dei tuoi film sono così lunghi?». Risposta: «Da te una battuta così non me l’aspettavo. È quella che ho sentito ripetere più volte nella mia carriera». Ancora Gambarotta, molto paraculo: «Cos’è la vita?». E la Wertmüller, molto cinematografica: «La vita è una cosa meravigliosa. Fino a che si campa». Domanda molto politica di Gambarotta: «Tu non fai delle commedie, fai film grotteschi... Quello che è accaduto in Italia quest’estate sarebbe un soggetto perfetto per un tuo film: un’intera nazione appesa per un mese intero a una casa a Montecarlo... Da non crederci». Risposta molto paracula della Wertmüller: «Voi giornalisti siete capaci di tutto... siete senza vergogna... Mi spiace che tu appartenga alla categoria». Giustificazione di Gambarotta: «Non scrivo di politica...». Infine, domanda dal pubblico sul suo rapporto con Nanni Moretti, che nel film cult Io sono un autarchico si mette a vomitare quando sente il nome della Wertmüller: «Moretti? È uno stronzo. Tempo dopo che uscì il film con quella scena, che mi divertì molto peraltro, lo incontrai a una festa. Gli andai incontro per stringergli la mano e dirgli che mi aveva fatto ridere. Lui appena mi riconobbe girò i tacchi e se ne andò. E io gli urlai dietro: “’a stronzo!!!”. Il fatto è che Moretti non è spiritoso: è invidioso. Credo che sia peggiorato col tempo, però».

ISRAELE CI CONTA. Momenti finali dell’incontro con Lizzie Doron, nata in Israele nel 1953 e tra le migliori scrittrici ebree della sua generazione. Domanda dal pubblico: «Signora Doron, si ricorda di quando Berlusconi (secoli fa a Strasburgo, ndr) diede del kapò al deputato tedesco Schulz? Cosa ne pensa?». Intervento di Lella Costa, di fianco all’autrice: «Lo sapevo, le cose peggiori sempre alla fine», riferendosi a Berlusconi, non alla domanda. Risposta della Doron: «In Israele abbiamo un sacco di problemi veri. Siamo abituati a non andare per il sottile. Berlusconi dice di stare dalla parte di Israele e quindi la maggioranza degli israeliani pensa che Berlusconi sia dalla parte giusta». Commento di Lella Costa: «Però Berlusconi è amico di Gheddafi!». La scrittrice non risponde.

ISLAMDOLLARI. La scrittrice pakistana Kamila Shamsie, residente a Londra da molti anni: «All’Islam duro, quello saudita, i soldi per costruire le attuali moschee glieli ha dati l’Occidente, comprando petrolio».

COMODINA. Zadie Smith, senza che c’entri nulla con l’argomento di cui sta parlando, cioè la lettura come arte e il ruolo del lettore rispetto allo scrittore: «Cosa legge Berlusconi? Niente...». Imbarazzo della presentatrice, Simonetta Bitasi. La quale subito dopo, ammette: «In effetti in Italia si legge poco. A partire dal vertice». Silenzio in sala.