«Con Wojtyla molti paesi ritrovarono la libertà»

«C’è chi vuole falsificare la parola di Cristo e togliere la verità dal Vangelo»

nostro inviato a Varsavia
Ci sono «persone o ambienti» che vogliono «falsificare la parola di Cristo e togliere dal Vangelo le verità» scomode. La pioggia sferza la folla che gremisce piazza Pilsudski a Varsavia, il luogo da dove Giovanni Paolo II nel 1979 invocò una nuova Pentecoste sulla Polonia parlando della mancanza d’indipendenza politica e delle restrizioni alla libertà religiosa. Ci sono almeno 300mila persone che assistono alla messa del successore di Wojtyla sotto l’imponente croce alta 25 metri e rivestita di pannelli metallici. Hanno resistito per ore sotto l’acqua, proprio come facevano quando attendevano il loro connazionale diventato vescovo di Roma. A loro Benedetto XVI ha parlato degli storici cambiamenti avvenuti all’Est sotto il pontificato wojtyliano, ma anche del relativismo che s’insinua nella Chiesa e porta a interpretare la Scrittura a proprio piacimento: ha in mente certe correnti teologiche, Papa Ratzinger, ma le sue parole si possono estendere anche alle rivisitazioni dei Vangeli così di moda ai nostri giorni.
«Come nei secoli passati, anche oggi ci sono persone o ambienti – dice Benedetto XVI – che, trascurando la tradizione di secoli, vorrebbero falsificare la parola di Cristo e togliere dal Vangelo la verità, secondo loro, troppo scomode per l’uomo moderno». «Si cerca di dare l’impressione – continua – che tutto sia relativo: anche le verità della fede dipenderebbero dalla situazione storica e dalla valutazione umana».
Ma la Chiesa, spiega, «non può far tacere lo Spirito di verità», invitando tutti i cristiani ad accettare «le indicazioni autorevoli» dei vescovi in comunione con il Papa. «Ogni cristiano – aggiunge – è tenuto a confrontare continuamente le proprie convinzioni con i dettami del Vangelo e della tradizione della Chiesa nell’impegno di rimanere fedele alla parola di Cristo, anche quando essa è esigente e umanamente difficile da comprendere». «Non dobbiamo cadere – insiste Benedetto XVI – nella tentazione del relativismo o dell’interpretazione soggettivistica e selettiva delle Sacre Scritture».
Nell’omelia il Papa ha ricordato le parole pronunciate da Wojtyla durante il viaggio del ’79 e le esequie, celebrate nella stessa piazza, dell’eroico primate Stefan Wyszynski. «Come non ringraziare Dio per quanto si è realizzato nella vostra patria e nel mondo intero durante il pontificato di Giovanni Paolo II?», ha detto il Papa. «Davanti ai nostri occhi – ha aggiunto – sono avvenuti cambiamenti di interi sistemi politici, economici e sociali. La gente in diversi paesi ha riacquistato la libertà e il senso della dignità». Benedetto XVI ha infine invitato i fedeli a coltivare «l’eredità del pensiero e del servizio di quel grande polacco che fu Giovanni Paolo II».
Al termine della Messa, mentre lasciava la piazza, il Papa è stato quasi sommerso dalla folla che voleva salutarlo e il servizio d’ordine ha faticato non poco a trattenerla. Nel pomeriggio, in elicottero, Ratzinger ha raggiunto Czestochowa, il santuario di Jasna Gora, dov’è conservata l’icona della Madonna Nera. Anche qui, come a Varsavia, una folla immensa l’ha atteso per ore davanti ai bastioni del santuario e l’ha acclamato al suo arrivo. Tra i fedeli anche sessanta detenuti, alcuni dei quali uscivano per la prima volta dal carcere in questa occasione. Il Papa ha pregato, commosso, davanti all’immagine, poi, all’esterno, c’è stata l’adorazione eucaristica. Nel suo discorso, Benedetto XVI ha detto che «Dio si nasconde nel mistero: pretendere di comprenderlo significherebbe volerlo circoscrivere nei nostri concetti e nel nostro sapere e così irrimediabilmente perderlo». «Mediante la fede, invece – ha aggiunto formulando una della sue immaginifiche sintesi verbali – possiamo aprirci un varco attraverso i concetti e possiamo “toccare” il Dio vivente». Significativo anche l’accenno ai nuovi movimenti, ai quali Ratzinger ha chiesto di portare il Vangelo nel mondo «in modo maturo, non infantile e non aggressivo».
Da Czestochowa, in serata, il Papa è arrivato a Cracovia e si è affacciato dalla finestra dell’arcivescovado dalla quale Wojtyla salutava i giovani che rimanevano per ore a cantare davanti al palazzo. «So che il due di ogni mese, all’ora della morte del mio amato predecessore, vi raccogliete qui per commemorarlo – ha detto –. Questa preghiera sostenga coloro che si occupano della causa» di beatificazione.