Wundt nella chimica della mente

Il 1879 è considerato una data decisiva nella storia della psicologia: in quell’anno Wilhelm Wundt fondò a Lipsia il primo istituto di psicologia sperimentale. È pertanto opportuna la scelta di Umberto Galimberti di inaugurare la nuova collana dei Classici della Psicologia, da lui diretta presso la Utet, con la pubblicazione dell’ampio volume Scritti scelti (pagg. 950, euro 90), curato da Claudio Tugnoli, contenente due fondamentali opere wundtiane: Lineamenti di psicologia e Elementi di psicologia dei popoli.
Wundt nacque nei pressi di Mannheim, nella regione tedesca del Baden, nel 1832, e si laureò in medicina nel 1857, conseguendo la libera docenza in fisiologia. Prima assistente di Hermann von Helmoltz nell’Università di Heidelberg, poi docente nel medesimo ateneo, dopo un anno trascorso presso l’Università di Zurigo approdò a quella di Lipsia, divenendone rettore nel 1889. E a Lipsia, Wundt, che si era pure dedicato alla politica giungendo a occupare la carica di presidente di un’importante formazione di orientamento liberale e riformista, morì il 31 agosto del 1920, vedovo da otto anni e assistito dalla figlia Eleonora che aveva rinunciato alla famiglia e alla carriera per aiutare il padre, di gracile costituzione e di salute malferma, nelle sue molteplici attività, in particolare nella stesura della monumentale Volkerpsychologie.
Wundt viene universalmente considerato il padre della psicologia scientifica, il primo ad aver voluto liberare gli studi psicologici dalle questioni metafisiche che li avevano condizionati sino all’avvento del positivismo. Egli mirò a fare della psicologia una scienza rigorosa e non casualmente, a proposito dei suoi studi, sono state coniate le suggestive espressioni «psicologia senz’anima» e «chimica mentale», con le quali si intende definire il nuovo approccio wundtiano all’universo psichico che prescinde dall’esistenza di una sostanza spirituale (quella che per lunghi secoli era stata l’anima) e considera i fenomeni psichici assai simili a quelli fisiologici. Inoltre, Wundt fu convinto di poter estendere alla psicologia il metodo sperimentale tipico delle scienze naturali. Per queste ragioni, sono molti a giudicare l’immensa opera wundtiana come una sorta di ponte fra la vecchia psicologia filosofica e la nuova psicologia scientifica.
La volontà di espellere la metafisica dall’orizzonte degli studi psicologici non significa che Wundt, che nelle Università di Zurigo e di Lipsia fu professore di filosofia, non abbia elaborato una sua concezione filosofica, che può essere definita un positivismo evoluzionistico con forti venature spiritualistiche. Similmente a pensatori positivisti quali Auguste Comte e Herbert Spencer, egli pensò che il sapere filosofico avesse il compito di unificare le conoscenze fornite dalle varie scienze particolari, ma aggiunse che esso deve tendere a soddisfare, oltre le esigenze dell’intelletto, i bisogni del cuore, manifestando così la sua chiara inclinazione spiritualista. Muovendosi tra la contestazione delle pretese avanzate dalla metafisica nel campo delle ricerche psicologiche e una viva attenzione per la dimensione spirituale dell’uomo, Wundt si impose come il maggiore rappresentante del positivismo spiritualistico che, come ha scritto Nicola Abbagnano, «è caratterizzato dal tentativo di servirsi del principio dell’evoluzione come di una garanzia del progressivo affermarsi e consolidarsi dei valori spirituali, che consente di eliminare (o attenuare) quella subordinazione dello spirito alla materia che sembrava un risultato inevitabile dell’evoluzionismo positivistico».