A Zama vince Annibale: la storia con i "se" capovolge il mondo

Il 18 ottobre 202 a. C. Cartagine subisce la sconfitta che darà a Roma il dominio sul mondo allora conosciuto lasciando poi in eredità all'Occidente lingua, alfabeto, politica, diritto, arte. Ma se Scipione avesse perso, la Repubblica sarebbe stata cancellata e noi oggi parleremo e ragioneremo in «cartaginese»

Annibale, rientrato precipitosamente dall'Italia dopo aver saputo che Scipione è andato a sua volta a portare la guerra a Cartagine, affronta il mortale nemico a Zama. E al termine di una epica battaglia lo sconfigge. La Repubblica non regge la sconfitta e lentamente la sua egemonia nel Mediterraneo inizia a tramontare lasciando campo libero ai dirimpettai africani che ampliano il loro dominio sull'Europa e parte dell'Asia. Rimanendo come punto di riferimento culturale anche dopo la dissoluzione di Cartagine sotto i colpi delle invasioni barbariche del V secolo. Tanto che Carlo Magno prima e gli imperatori tedeschi e austriaci poi vorranno fregiarsi del titolo di Sacro Impero Cartagaginese fino al 1806. E ancora oggi noi usiamo la loro lingua e alfabeto, usi e costumi, arte e cultura ma soprattutto il diritto cartaginese.

Ovviamente è una simulazione, la famosa storia «fatta con i se», ma se il 18 ottobre del 202 avanti Cristo, veramente Annibale avesse sconfitto Scipione, il mondo come lo conosciamo sarebbe stato completamente diverso. Se mai c'è stata insomma una battaglia che ha indirizzato il corso della storia, questa fu combattuta oltre 2.200 anni fa in una piana della Tunisia. Il confronto tra Roma e Cartagagine durò un seclo e mai la Repubblica avrebbe affrontato un nemico così mortale. Conscia del pericolo, non si accontentò infatti di aver sconfitto Cartagine a Zama ma per 20 anni diede la caccia ad Annibale e, appena la città diede segnali di ripresa, la rase al suolo.

Fondata nel IX secolo avanti Cristo da popolazioni fenice provenienti dal Medio Oriente, Cartagine, situata nei pressi dell'odierna Tunisi, era infatti insieme a Roma la «superpotenza» del mondo conosciuto. Combatte e lungo con greci, li sconfisse e tolse loro l'egemonia sul basso Mediterraneo. Successivamente sottomise le tribù africane locali e annesso le colonie fenicie più antiche, giungendo così a estendere il proprio controllare dall'oceano Atlantico all'Egitto, dalla Sardegna a Malta, dalle Baleari a parte della Sicilia. Inevitabile lo scontro con la nascente Repubblica romana.

Tra il 264 e il 241 avanti Cristo venne combattuta la prima guerra Punica, finita con una vittoria non decisiva da parte romana e la resa dei conti solo rimandata. Le ostilità furono aperte da Annibale che nel 218 a.C. attraversò le Alpi con un sercito di 50.000 uomini, 6.000 cavalieri e 37 elefanti. Per 16 anni devastò l'intera penisola sconfiggendo in più riprese le forze romane, senza però mai sferrare il colpo decisivo, cioé attaccare la città eterna. Annibale viene ora universalmente considerato uno dei più grandi straghi militari, effettuava mosse ardite, fingeva di essere sconfitto per poi contrattaccare in maniera straordinariamente efficace. Ma aveva poche forse, avrebbe forse preso Roma, ma non l'avrebbe tenuta perché l'esercito romano era più numeroso.

Nel 202 Scipione prese l'iniziativa e attaccò Cartagine sul suolo africano. Annibale rientrò precipitosamente e venne sconfitta a Zama nell'epica battaglia del 18 ottobre. Lo schoc di aver visto il proprio territorio devastato dalle armate nemiche era stato troppo forte per poter pensare alla clemenza. Annibale dovette fuggire per quasi 20 anni, fino a quando nel 183 a.C. venne raggiunto a Libyssa in Turchia dove, per evitare la cattura si suicidò. Ma nemmeno questo servì a placare le ansie dei romani che istigati da Catone, solito concludere ogni discorso in Senato con il famoso «Ceterum censeo Carthaginem esse delendam», «Per il resto, ritengo che Cartagine debba essere distrutta», riprese il conflitto nel 149. Dopo tre anni di guerra i romani espugnarono Cartagine, sterminarono la popolazione, distrussero la città e sparsero il sale sul terreno per bruciarlo e renderlo arido. Questo per capire quanto Roma temesse lo storico avversario e quanto fosse stata vicina alla sconfitta.

Ma cosa sarebbe successo «se» Annibale avesse vinto a Zama? Difficile dirlo ma sicuramente il mondo come lo conosciamo noi sarebbe completamente diverso. L'Occidente infatti è profondamente permeato dalla cultura romana basti pensare alla diffusione dell'alfabeto romano, alle tante parole latine in tutte le lingue europee. Roma ha rappresentato nei secoli sucessivi un punto di riferimento. Chi voleva dominare l'Europa cercava una continuità con il mondo latino e voleva salire sul trono del Sacro Romano Impero. Istituzione, formale fin che si vuole, durata fino al 1806. Gli artisti per secoli si ispirarono alle forme, alla pittura, alla scultura evolutasi sulle rive del Tevere e la letteratura e la filosfia non potè fare a meno del mondo latino. Come i codici civili e penali di tutti i Paesi occidantali affondano le loro origini nel diritto romano.

Ebbene tutto questo sarebbe stato cancellato con la vittoria di Annibale a Zama che avrebbe poi aperto il Mediterraneo, e quindi l'intero mondo occidentale nei secoli a venire, alla cultura Cartaginese. Ora parleremo un'altra lingua, scriveremo in un altro alfabeto, avremo canoni artistici e filosofici diversi, diverso sarebbe anche il nostro ordinamento giuridico. E magari Annibale, consciò del pericolo derivante da una sua ripresa, avrebbe distrutto Roma e sparso il sale sulle sue rovine. E gli storici si troverebbero ora a fare i conti con quell'antica, e ormai scomparsa, Repubblica che aveva la sua capitale da qualche parte nel Lazio.

Commenti
Ritratto di stock47

stock47

Ven, 18/10/2013 - 07:50

Ogni evento storico o anche evento minimo avrebbe potuto cambiare la faccia del Mondo. Non c'è niente di strano in questo. Ho conosciuto perfino una persona che è grato ad Hitler perchè, a causa degli sconvolgimenti dell'epoca, sua madre e suo padre si conobbero e lui potè nascere. Ogni persona viva o morta, a causa di un evento, modifica profondamente la storia dell'umanità, perciò indulgere su Zama piuttosto che su un qualsiasi altro evento non vuol dire niente.

paolonardi

Ven, 18/10/2013 - 11:37

Histiria magistra vitae. Questo periodo storico dovrebbe insegnare qualcosa ai nostri fautori dell'integrazione a tutti i costi. La civiltà romana ha accolto tutti ma alle proprie condizioni, non a quelle imposte da altri, elevando in tal modo la propria e l'altrui cultura e non abbassandosi, come i nostri comunisti vorrebbero, a quest'ultima, per non farli sentire, poverini, a disagio. I compagni continuano imperterriti a non indovinarne una.

vincenzo pallavicini

Ven, 18/10/2013 - 11:44

assolutamente NO ! La Spagna era sotto controllo. La rete latina degli alletai aveva sempre retto, anche dopo Canne. L'assedio di Roma era stato reputato inutile da parte di Annibale che aveva trovato difficoltà anche a stanare i Romani che si erano asseragliati nella cittadella di Taranto rendendo ai cartaginesi impossibile l'accesso al porto. La flotta romana sovrastava quella cartaginese. I Romani potevano mobilitare qualcosa come 150.000 uomini, Annibale era sceso nella pianura padana con 20.000 uomini !!! Sono le affermazioni superficiali e scandalistiche di chi vuole colpire l'immaginario.

Luigi Farinelli

Ven, 18/10/2013 - 17:56

Publio Cornelio Scipione non voleva la distruzione di Cartagine e riuscì persino, già dopo Zama, ad evitare la rapresaglia romana (consueta in quei casi) quando i Cartaginesi avevano infranto il trattato di pace (che era stato oltremodo clemente verso i vinti, costretti a pagare solo tributi per i danni di guerra, senza distruzione della città, deportazioni o massacri) trattato frutto della lungimiranza politica dello stesso Scipione, pari alle sue doti militari e umane. Se Scipione avesse potuto imporre la sua visione geopolitica Roma avrebbe trovato un potente alleato meridionale con la stessa funzione coperta in seguito dai regni mediorientali vassalli che per secoli fecero da cuscinetto ad invasioni esterne e garantirono lunghi periodi di pace. Ma anche allora c'era chi (Catone il Censore ed i generali gelosi di Scipione) inventava scandali tipo mediaset (Scipione fu accusato ingiustamente di essersi appropriato indebitamente di parte del bottino catturato) o bunga bunga. Così quello che può essere considerato uno dei più grandi uomini dell'Epoca Romana (ancora oggi da additare quale esempio di virtù, sagacia e umanità) finì la sua vita senza gli onori che meritava. Oggi Scipione potrebbe ancora essere portato ad esempio per le sue doti. Nel giudicarlo come condottiero, gli storici sono rimasti acquiescenti alla lista dei dieci migliori generali stilata da Napoleaone, il quale volutamente ha escluso proprio Scipione che invece avrebbe dovuto essere inserito al primo posto, anche davanti ad Alessandro Magno. Ha fatto giustizia lo storico Basil H. Liddel Hart (definito, per le sue opere teoriche e per i suoi scritti di questioni militari "il Glausewitz del XX secolo"). Nel suo libro "Scipione Africano, il condottiero che sconfisse Annibale" ridicolizza gli storici, spesso incapaci di andare contro le tesi politicamente corrette e omologate e anche Napoleone (accusato di mancanza di obiettività), dando un epitaffio ben chiaro su Scipione: "In ogni suo aspetto morale, Scipione è davvero unico tra i grandi comandanti e possiede una nobiltà e una purezza d'animo che noi potremmo aspettarci, e non necessariamente trovare, nelle figure guida della filosofia e della religione, ma ben difficilmente nei grandi uomini d'azione."

cgf

Ven, 18/10/2013 - 18:04

SE mio nonno avesse avuto quattro ruote avrebbe fatto la FIAT prima di Agnelli.