Zamagni: «La sussidiarietà può contare su ali più forti»

Grazie anche alla riforma su cui si lavorava da anni, il civile ha ora la stessa dignità di privato e pubblico

Riccardo Cervelli

Il periodo delle dichiarazioni dei redditi invita i cittadini a riflettere sul mondo composito del cosiddetto «Terzo settore». In occasione di questo adempimento, infatti, tutte le persone fisiche soggette a imposte hanno la possibilità di destinare una quota del 5x1000 del reddito a organizzazioni di volontariato, associazioni sportive dilettantistiche, fondazioni di ricerca e altri enti ancora.

A partire dal 2014, questa misura fiscale è stata resa stabile per tutti gli esercizi successivi, e alla fine dello scorso marzo il Senato ha approvato l'attesa riforma del Terzo settore. Ora si aspetta il sì definitivo della Camera, dove un'ultima lettura è prevista entro maggio; quindi toccherà al governo varare i decreti delegati che consentiranno alla riforma di diventare operativa. Molto soddisfatto è il professore Stefano Zamagni, uno dei maggiori esperti italiani di Terzo settore, professore di Economia politica all'Università di Bologna e tra le molte altre cariche e onorificenza, membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze su nomina di Papa Francesco. «La riforma approvata da Palazzo Madama, che sicuramente passerà l'ultimo vaglio di Montecitorio spiega è di portata epocale. Era dall'inizio del Dopoguerra che non veniva varato un provvedimento di questa portata a favore del settore. Finora, infatti, si sono sempre prodotte norme circoscritte, vuoi per le associazioni di volontariato, le cooperative sociali o le fondazioni. Questa è la prima riforma organica che permette all'Italia di colmare una lacuna rispetto agli altri Paesi europei».

«Finora, in Italia, il modello economico si poteva definire bipolare: da una parte il privato e dall'altra il pubblico. Le entità di tipo civile erano sottoposte a un regime concessorio da parte di istituzioni pubbliche, che potevano autorizzarle a svolgere determinate attività sotto il loro stretto controllo. Al massimo, finora, si era riuscito ad assegnare a questi soggetti riconoscimenti di tipo economico e sociale, mentre la riforma gli attribuisce una legittimazione giuridica: d'ora in poi in leggi e regolamenti il Terzo settore avrà la stessa dignità del privato e del pubblico».

Tra le novità più importanti introdotte dalla riforma - oltre alla promozione di un corpus di disposizioni unificato - ve ne sono anche alcune di tipo economico e di competenza. «Viene razionalizzato sottolinea Zamagni - il 5x1000, una fonte che oggi vale circa 400 milioni e che continuerà a rappresentare un polmone finanziario per il settore. Viene consentita la distribuzione di una parte degli utili», pur essendo limitata, rappresenterà un incentivo ai privati a impegnarsi in attività con finalità di ricerca, solidarietà, partecipazione e inclusione. «Inoltre aggiunge Zamagni si amplia l'ambito di riferimento anche a temi di tipo ecologico e culturale, non più solo sociale». Temi che possono avere una forte valenza territoriale. «Infine conclude l'esperto di Terzo settore viene introdotto il servizio civile universale, un'istituzione che c'era già in molti altri Paesi». E che permetterà, tra l'altro, di creare migliaia di posti di lavoro per i giovani. «Ci sono tutti i presupposti conclude Zamagni per dare finalmente le ali alla sussidiarietà».