Zanetti snobba il passato «Nessuna rivincita ho lasciato io l’Inter»

«Milano è un capitolo chiuso, ognuno fa le proprie scelte. Paura? No, solo rispetto. Ma se vinciamo non parliamo di scudetto»

da Torino

A Milano era diventato un sopportato. Colpevole di aver scelto la Juventus nell'anno in cui era in scadenza di contratto con l'Inter: per questo motivo, nel campionato 2005-06, si era dovuto accontentare di poche presenze (14), tanta panchina e altrettanta tribuna. «Io però ho sempre dato tutto nei miei cinque anni di Inter», ha sempre dichiarato Cristiano Zanetti. Diventato bianconero grazie a Moggi: sognava di lottare subito per scudetto e Champions League, invece si è scoperto retrocesso in B. Ne è venuta fuori una stagione da 25 presenze e due reti, colonna della Juve di Deschamps. Dopo di che sono arrivati Ranieri, Almiron e Tiago: il primo si è innamorato subito del suo stile di gioco senza fronzoli, gli altri due sono stati sorpassati e spediti in panchina. «Faccio quello che so, provo ad aiutare la squadra a crescere e mi pare che le cose stiano migliorando. Paura dell'Inter? No, solo rispetto. Una mia personale rivincita nei loro confronti? Non direi: sono stato io a scegliere di lasciare Milano».
Magari perché con Mancini non era stato amore a prima vista, magari perché il fascino bianconero era stato superiore a quello nerazzurro e pareva promettere vittorie immediate. Del resto, l'«ansia» di Zanetti era comprensibile: aveva vinto uno scudetto con la Roma ma non aveva mai indossato la maglia con il tricolore essendosi subito trasferito all'Inter. Poi, dopo delusioni in serie, si era ritrovato campione d'Italia «a tavolino» con i nerazzurri avendo però già preso la strada di Torino: voleva stabilità, a Torino l'hanno accolto con un ruzzolone memorabile. «Ma l'Inter è un capitolo passato. Ognuno fa le proprie scelte e se ne assume la responsabilità». A Milano il centrocampista toscano aveva anche rischiato di suo: di ritorno dalla trasferta di Ascoli, tutti i giocatori dell'Inter erano stati vivacemente contestati a Malpensa e a farne le spese era stato soprattutto lui, colpito alla nuca. Che lo ammetta o no, quella di domani sarà quindi una partita da vivere sotto mille aspetti: «L'Inter ci è superiore dal punto di vista della rosa, noi siamo caratterialmente più forti. Certe lacune si nascondono anche così: abbiamo sempre dato l'anima, faremo altrettanto anche contro i campioni d'Italia. Hanno Ibrahimovic e un attacco stellare, è vero: ma noi non siamo da meno. Possiamo batterli, ma se anche succedesse non sarebbe giusto parlare di scudetto: è ancora troppo presto».
Sarebbe stata una bella battaglia con Vieira, lì in mezzo al campo: peccato che l'ex juventino si sia infortunato e non partecipi alla sfida. Ci sarà invece - e naturalmente - Ibrahimovic, vero rimpianto dei tifosi bianconeri che mai lo avrebbero voluto vedere vestire il nerazzurro. Peraltro, l'autostrada Torino-Milano è stata parecchio trafficata nella storia del calcio: dalla Juve all'Inter, tralasciando quanto accaduto prima degli anni '60, si ricordano Anastasi, Tardelli, Serena, Dino Baggio, De Agostini, Schillaci e poi ancora Peruzzi, Jugovic e Paulo Sousa. Percorso inverso, al contrario, per Sarti, Boninsegna, Altobelli e Cannavaro. Coinvolti anche gli allenatori, con Trapattoni che era stato l'ultimo, prima di Mancini, ad avere regalato la gioia dello scudetto al popolo nerazzurro. Era stata invece un mezzo disastro l'esperienza di Lippi alle dipendenze di Moratti.
In mezzo, aneddoti vari e la sensazione che spesso sia stata proprio l'Inter a prendere la classica fregatura. Lo scambio Boninsegna-Anastasi, per esempio, fa venire ancor oggi l'orticaria al tifoso nerazzurro: «Bonimba» festeggiò in bianconero due scudetti e una coppa Uefa risultando spesso determinante, Anastasi nulla di tutto ciò. Anche il passaggio di sponda di Tardelli e Altobelli non è di quelli ricordati con piacere dagli interisti. Il caso più clamoroso resta però probabilmente quello legato a Cannavaro: considerato rotto a Milano, tornato colonna insormontabile a Torino e poi capitano dell'Italia campione del mondo. Anche per questo, Juve-Inter non può essere una partita normale.