Zapatero riapre la guerra civile

Sul conflitto fratricida del ’36-’39 nessuna pacificazione. La ferita si riapre e ora scendono in campo gli storici di destra

Da quando la Spagna di Luis Zapatero ha approvato la cosiddetta «Legge della Memoria», il Paese rischia di diventare un immenso cimitero alla ricerca dei trecentomila cadaveri di militanti repubblicani uccisi dai nazionalisti durante e dopo la guerra civile. La legge trova sostegno nella recente ordinanza del giudice Baltasar Garzón che impone ai rappresentanti della Chiesa di collaborare e consegnare la documentazione necessaria per rintracciare dati e nomi dei repubblicani scomparsi durante il conflitto. In realtà non sono mancate critiche all’intraprendenza del noto giudice, il cui esibizionismo sulla scena nazionale e internazionale è visto come una malcelata candidatura al Premio Nobel per la pace.

IL DRAMMA E LA SATIRA
Fosse comuni sono state aperte ed esibiti i resti; interviste di giornali e tv hanno mostrato anziani testimoni che documentano i luoghi dell’eccidio: angusti anfratti, tenebrosi dirupi, incolti terreni all’interno di anonimi cimiteri di provincia. Contro l’uso di tali testimonianze, a volte confuse e contraddittorie, il giornale ABC ha pubblicato la vignetta di un decrepito novantenne con in mano una sua foto giovanile, che lo ritrae con la divisa da miliziano, dove si legge: «desaparecido». Gli spagnoli sono avvertiti, è iniziata la caccia alla ricerca dei desaparecidos del bando repubblicano. Con un colpo di spugna sono stati cancellati Los pactos de la Moncloa, approvati da Felipe González e Adolfo Suárez durante il periodo della transizione, con cui si chiudeva il capitolo della guerra civile con l’impegno di guardare avanti, verso l’Europa, come volevano le nuove generazioni, desiderose di migliorare il livello di vita sociale. Molti dunque si chiedono perché, dopo la sua seconda legislatura, Luis Zapatero ha voluto riaprire una ferita che il tempo aveva, se non del tutto sanato, in parte cicatrizzato.
Rivolgiamo la domanda al professor Luis de Llera, noto studioso della storia contemporanea spagnola e in particolare del conflitto civile, del quale recentemente è stato pubblicato in Italia il libro La guerra civile di Spagna II (1936-39) nelle edizioni Il Cerchio. «Si tratta evidentemente di un abuso - risponde -, di un atto politico, per di più interessato, con cui si vuole giudicare la storia, compito che spetta invece agli storici. Esiste a proposito un’imponente documentazione storiografica sull’argomento, raccolta da importanti studiosi delle due parti, a cui il lettore può liberamente accedere e farsi una propria idea». Certamente l’interesse manifestato da Zapatero è anche legato all’attuale situazione di stallo dell’economica spagnola, finora all’apice degli indici di crescita europea, e quindi alla volontà di distrarre l’attenzione dai problemi che in questo momento affliggono il Paese, riproponendo una vecchia querelle che torna ad accendere e a dividere gli animi.

UN POETA SENZA PACE
In tale contesto va anche letto il tentativo riuscito di forzare la resistenza dei familiari di García Lorca a riesumare il corpo di Federico. Da sempre contrari al ritrovamento dei resti del poeta, hanno ora dovuto cedere di fronte alla richiesta avanzata dai discendenti del maestro Dióscuro e del banderillero Juan Arcolla, sepolti insieme a Lorca nella fossa di Alfacar: temono che la morbosità del grande spettacolo mediatico finisca per relegare nell’ombra le altre vittime della repressione granadina. Non a caso, appena si è sparsa la notizia, il biografo del poeta Jan Gibson si è fatto ritrarre sul posto con una pala in mano, simulando l’inizio della riesumazione. Una smodata pubblicità - ha scritto qualcuno - finalizzata a incrementare la vendita dei suoi libri sulla vita di Lorca. Anche sul ritrovamento dei resti del poeta, che si annuncia prossimo, si levano voci discordanti e maligne che non mancano di bollare l’operazione come l’inizio della stagione delle «Sante reliquie».
Insomma, la polemica sulle responsabilità della guerra civile è esplosa in Spagna in tutta la sua acredine e virulenza; la ferita si è di nuovo aperta e ora sanguina abbondantemente. È anche venuto meno il patto di concordia che aveva sostituito nelle lapidi sormontate dalla croce i nomi dei morti franchisti con la scritta pacificatrice «Ai caduti di Spagna»: Zapatero ha voluto rimuovere lapidi e croci, quale monito alla Chiesa che ha beatificato numerosi religiosi uccisi da anarchici e repubblicani.

STRAGI RECIPROCHE
Ma, chiedo al professor De Llera, sono davvero 300mila le vittime della repressione nazionalista? «Impossibile fare il conto - risponde -. Sappiamo che furono tante le efferatezze e le stragi compiute da una parte e dall’altra: morti dovute a vendette politiche, ma anche ad atti brutali di violenza compiuti contro persone inermi, a volte estranee alle ideologie. Non si spiega altrimenti la matanza di 4.184 sacerdoti, 2.365 religiosi, 283 monache e un numero imprecisato di laici che operavano nell’ambito di organizzazioni apostoliche. Di certo sappiamo che l’immane genocidio di prigionieri nazionalisti (da 6mila a 10mila persone) avvenuto nell’inverno del 1936 a Paracuellos del Jarama, vicino Madrid, mentre l’esercito repubblicano abbandonava la capitale, è di matrice marxista: l’ordine di fucilazione fu impartito da Santiago Carrillo, allora responsabile dell’Ordine pubblico del fronte repubblicano. Ma adesso perché rivangare tutto, perché ricominciare daccapo? In fondo la transizione aveva assicurato un passaggio indolore dalla dittatura alla democrazia».
Naturalmente c’è chi non accetta la lezione della storia imposta da Zapatero e reagisce con forza, come ha fatto l’Università San Pablo di Madrid che ha deciso di indire, per i giorni 6-8 novembre, un simposio internazionale intitolato «La otra Memoria», a cui hanno aderito molti intellettuali di destra, tra cui il grande storico americano Stanley G. Payne che apre le giornate di studio.

REALTÀ ROMANZESCHE
Anche la letteratura continua a proporre trame ambientate nel periodo controverso. Della vasta produzione spagnola giunta in Italia, segnaliamo il nuovo romanzo di Almudena Grandes, Cuore di ghiaccio (Guanda, pagg. 1023, euro 20) dove, chiarite le responsabilità di Franco nello scontro civile, la scrittrice esplora con dovizia di immagini e particolari vicende familiari e sentimentali vissute durante la lotta fratricida, vite che con il tempo finiscono per intrecciarsi e confondersi. Altra opera importante è Il sopravvissuto (Medusa, pagg. 149, euro 14,50) di Ramón Sender (di cui ricordiamo il noto romanzo Requiem per un contadino spagnolo). Si tratta della storia di un soldato repubblicano, sfuggito miracolosamente a un’esecuzione, che in breve si trasforma in un inquisitore feroce, vivendo le terribili morti di cui è responsabile come una catarsi della propria esistenza. Il romanzo vede lo spettacolo della guerra civile non solo come un conflitto di forze nemiche, ma anche quale dramma della coscienza dell’uomo. Insomma Sender, in contrasto con la propria militanza che in ultimo abbandona, offre un’altra Memoria di quel periodo che condanna e descrive con lucida determinazione.