Zoff sul ring per fare la dote alle tre figlie

Riccardo Signori

Chissà che Milano non riesca ancora in un miracolo. Quest’anno gliene sono già riusciti due: l’Inter è tornata a vincere, il basket ha ritrovato feeling con tifo e risultati importanti. Stasera ci prova la boxe: il Palalido ritorna tempio dei credenti per inseguire un titolo mondiale. Stefano Zoff, l’ultimo Gengis Khan dei ring, braccia tatuate, parlantina a mitraglia come la sua boxe, cercherà di mettere l’ultima ciliegina su una carriera da incorniciare. Ha vinto tutto quanto poteva: titoli italiani, europei e mondiali. Oggi ha 39 anni ed ancora non si è stancato di sofferenze e pugni, proprio lui che non ha il colpo che devasta. Quindi deve devastare gli avversari con nugoli di colpi. Lo attende il titolo mondiale dei leggeri versione Ibf, corona vacante. Zoff è stato già campione del mondo della categoria nel 1999: in una sera d’estate, dimenticato da quasi tutti, andò a conquistarselo in Francia contro Julien Lorcy, un ragazzo di casa. Lo perse tre mesi dopo negli Stati Uniti contro Gilberto Serrano, provò a riconquistarlo contro il russo Grigorian: niente da fare.
Zoff stasera vuole battere Leavander Johnson, americano anch’egli cresciutello (anni 35), per godersi l’ultima soddisfazione di una vita piena di pugni: raccogliere tanti danari e una sfida da brivido su un ring Usa. «Vinco e continuo. Ho tre figlie, devo pensare ad incassare per garantir loro un buon futuro», ha ripetuto in questi giorni come una cantilena. Storia proprio diversa da quella del suo avversario, nero con braccia secche da autentico peso leggero picchiatore. Leavander Johnson viene da Atlantic City, famiglia totalmente pugilistica, un record un poco più scarno di quello di Zoff, ma con un superiore numero di vittorie per ko. Peccato che i tre incontri mondiali della sua vita siano finiti tutti nello stesso modo: vittoria all’altro, ko tecnico per lui. È il segnale che, se Zoff non sarà quello arrugginito e ingolfato che combattè in marzo proprio a Milano, il Palalido potrebbe rinverdire la sua fama di tempio. «Ci hanno combattuto i più grandi pugili italiani. Lo considero l’equivalente del Madison a New York», ha esagerato il goriziano. È vero, invece, che da otto anni tra quelle corde non si combatte un mondiale. Tutta la riunione, in cui ci saranno Aurino, Branco e Sanavia (cartellone sulla carta attraente), sarà trasmesso sul digitale terrestre di «La7 cartapiù». Una sorta d’esperimento nella terra di nessuno.

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