Incidenti falsi, rimborsi veri: un medico tra gli 8 arrestati

Sgominata una banda di truffatori che si avvaleva della complicità di avvocati, dottori e assicuratori In pochi mesi circa 400mila euro di risarcimenti

Gabriele Rossi

Falsi incidenti stradali con risarcimenti per alcune migliaia di euro, soprattutto per danni fisici e biologici. Era la specialità della banda di truffatori sgominata all’alba di ieri dai carabinieri del nucleo operativo di via In Selci che hanno eseguito otto delle dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Roma per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla corruzione, al falso ideologico.
Fra gli arrestati ci sono anche un avvocato romano, Vincenzo Patè, 56 anni, un medico in servizio all’ospedale Cto della Garbatella, Giancarlo Zirano, 59 anni, e un infermiere del reparto di radiologia della clinica Sant’Anna di Pomezia, Roberto Bianchi, 49 anni. Due persone mancano ancora all’appello ma vengono ricercate dai militari dell’Arma per le stesse accuse.
L’operazione «Lothar 3», come è stata denominata dagli investigatori, ha preso le mosse da due indagini precedenti scattate nel luglio di due anni fa all’indomani del suicidio, avvenuto in una villetta di Tivoli, dell’avvocato Bruno Podrecca. Il professionista, che aveva un cane di nome Lothar (da qui il nome dell’operazione dei carabinieri), si tolse la vita poche ore dopo la visita degli investigatori per una perquisizione domiciliare in quanto l’avvocato era rimasto coinvolto in un’indagine sulle truffe ai danni delle compagnie assicuratrici con falsi incidenti stradali e feriti inesistenti.
Indagando sull’attività del professionista e di altre persone, con l’utilizzo di metodi di indagine tradizionali e sofisticati, con intercettazioni telefoniche e ambientali, i carabinieri sono riusciti, passo dopo passo, a ricostruire l’organigramma della banda di truffatori che poteva avvalersi della complicità di avvocati, medici di pronto soccorso romani e assicuratori spregiudicati.
Ognuno nella banda aveva un suo ruolo ben preciso: c’era chi reclutava le vittime dei sinistri, chi le accoglieva in ospedale per emettere referti con prognosi sempre più alte per lesioni mai riscontrate oppure non causate da incidenti stradali, chi infine apriva la pratica di risarcimento danni presso le assicurazioni. In pochi mesi, è stato calcolato dagli investigatori, l’organizzazione criminale ha messo insieme circa 400mila euro in risarcimenti mentre sarebbero altrettanti i soldi ancora in attesa di essere erogati dalle compagnie assicuratrici per pratiche aperte dalle persone implicate nella vicenda.
Ieri i militari di via In Selci, al termine di una lunga serie di indagini, hanno eseguito anche una cinquantina di perquisizioni domiciliari sequestrando materiale giudicato utile per il prosieguo dell’inchiesta. Sono infatti cento le persone denunciate a piede libero per aver collaborato con gli arrestati.
Si tratta per lo più di giovani, ragazzi e ragazze, che si sono a più riprese prestati per diventare vittime di falsi incidenti stradali, e anche falsi testimoni, usati in Tribunale o davanti al Giudice di Pace quando le pratiche per il risarcimento si trasformavano in cause giudiziarie. Fra i denunciati, però, ci sono anche altri medici e infermieri in servizio presso molti ospedali romani, impiegati di compagnie assicuratrici, periti, medici legali, avvocati.
Ogni richiesta di risarcimento si aggirava sui 15-20mila euro e tutte le persone coinvolte nella truffa potevano contare su una provvigione a seconda dell’importanza del ruolo recitato nel raggiro. Finora i carabinieri hanno accertato circa 500 casi di truffa per i quali ai falsi infortunati veniva corrisposto il cinque per cento del risarcimento danni, mentre ai falsi testimoni spettavano 150 euro, ai medici da 150 a 200 euro, ai medici legali fino a 500 euro per un certificato con una prognosi molto alta. Le indagini dei militari dell’Arma sulle truffe alle assicurazioni, comunque, non sono ancora concluse.