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La sopravvisuta al blitz: gli italiani in mano ai jihadisti

La tunisina Wahida Bin Mokhtar Bin Ali racconta la sparatoria in cui sono morti Salvatore Failla e Fausto Piano: "C'è stato un raid. Stavo a 20 metri dalla zona di fuoco. L'uomo che ci ospitava mi ha detto: Non ti preoccupare, sono gli americani a colpire i libici. La mattina mi ha invece detto che gli americani avevano bombardato i tunisini, uccidendone alcuni. Poi mi ha detto di andar via e cambiare casa. Intanto per 4 giorni gli scontri a Sabratah cominciavano a essere davvero pesanti. E' arrivato Sisdi e mi ha portato di notte in una casa. C'era gente che non conoscevo perche' noi donne non dobbiamo sapere i nomi degli emiri. Le donne non devono sapere tutto. Qundi ci siamo messi in viaggio. Era notte. Noi eravamo due donne, una è morta. Siamo arrivati in una casa. Ci siamo sistemate noi donne in una stanza. Ci hanno detto che non ci era permesso di entrare nell'altra stanza. Dopo è arrivato Abdulla Haftar (indicato come leader Isis tunisino ed ha anche un altro nome). Gli uomini si sono consultati. Ho capito che la situazione era grave. Allora è stato dato l'ordine di procurare le auto: le nostre erano una nera e l'altra grigia. La mattina ci hanno svegliato e ci hanno messo in macchina. Ci hanno detto di tenere le teste abbassate, quindi hanno sistemato con noi gli ostaggi: erano due italiani. Sapevamo che erano italiani, ci hanno anche parlato. Haftar voleva portare via tutti i quattro italiani ma Gharib gli ha detto che non era possibile. C'erano problemi. Allora hanno preso due e lasciato gli latri due nella casa. Abbiamo preso la strada per Zwaiya, ma non la strada normale quella desertica. Con loro c'era una grossa somma di soldi. Abbiamo dormito in auto. La mattina si sono messi a cercare un posto. Ci spostavamo da un posto all'altro in cerca di un posto. Ad un certo punto e' arrivato uno per portarci ad una casa dove stare. Aspettavamo anche uno che doveva portare cibo per i bambini. Girando da un posto all'altro ci siamo ritrovati al campo bombardato dalla Nato.

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