In “Tarquinio e Lucrezia” del 1570 la pittura avviene come in uno stato di trance.
Palazzi, abbazie, corti, gioielli architettonici in simbiosi con la natura. L'incanto di una civiltà.
Deformazione ed essenzialità sono i dettami di quell'arte. Gli stessi che tornarono nel '900.
Firmò il "Manifesto" di Marinetti ma il suo stile angosciato e introspettivo lo rese un caso unico.
I corpi umani, da una parte sono potenti simulacri, dall'altra sono portatori di un'irripetibile poeticità.
La rarità dell'artista equivale a quella di William Blake. E dialoga con molte forme di Surrealismo.
Per l'uno il passato è il Mito, per l'altro è Cézanne. Li ha avvicinati Ferrara, la città del silenzio.
La produzione della fondatrice del movimento punta sulla dimensione intima degli interni domestici.
I volti di Cristo e di Maria sono simboli di un dolore perenne impossibile da esprimere compiutamente.
Dall' "Uomo vitruviano" alla Cappella Sistina e alla propria casa museo. Un progetto continuo.