Sui mercati è arrivata la tempesta che colpisce prima di tutto i bond, i titoli obbligazionari, a partire da quelli di Stato. Due numeri: in Usa il rendimento del Treasury decennale ha toccato il 5,3% e il trentennale il 5,7%, ai massimi da 24 anni. In Europa il Bund 10 anni ha superato il 3,6%, massimo dal 2008, l’Oat francese a 10 anni è a un passo dal 5%, il nostro Btp a 10 anni è arrivato al 4,7%. Per chi non fosse allenato sul funzionamento dei bond, ricordiamo che tra prezzo e rendimento, quando la cedola è fissa (quindi non indicizzata), esiste una correlazione inversa: se un Btp vale 100 euro e ha una cedola annuale di 2 euro, significa che rende il 2%; ma se i rendimenti di mercato aumentano, per ipotesi raddoppiano al 4%, dal momento che la cedola resta di 2 euro, per adeguarsi al mercato il prezzo dovrà anch’esso dimezzarsi e il nostro Btp crollerà a 50 euro (2 euro su 50 è un rendimento del 4%). Ecco quello che sta accadendo sui mercati. E i motivi sono presto detti:
La guerra con l’Iran e petrolio a 100 dollari non è finita in pochi mesi ed è lo scenario peggiore per i prezzi dell’energia. Questi stanno spingendo l’inflazione ovunque. Nell’Eurozona i prezzi dell’energia ad agosto erano del 14,3% più alti di un anno prima, e l’inflazione complessiva è salita al 3,3% dal 2,9% di luglio, ben sopra l’obiettivo del 2% della Bce. Negli Usa pesa un’inflazione di fondo che non scende. Le banche centrali sono quindi tornate ad alzare i tassi a breve dopo due anni. Negli ultimi tre mesi hanno alzato i tassi le banche centrali di Australia, Eurozona, Giappone, Norvegia e Stati Uniti. La Fed ha già portato il tasso al 4%, e il mercato sconta pienamente un altro rialzo di 25 punti base entro l’anno. In Europa le attese di ulteriori strette Bce si estendono fino al 2027. C’è poi il tema dei debiti pubblici, saliti a dismisura soprattutto negli Usa. Sul mercato dei Treasury pesano il peggioramento delle finanze pubbliche, il debito in crescita e riacquisti di titoli da parte del Tesoro più deboli del previsto. Per assorbire nuovi titoli, il mercato chiede rendimenti più alti: una recente asta del 5 anni Usa è risultata la seconda peggiore per un indicatore della domanda dal 2018.
Di fronte a un tale quadro non bisogna però disperarsi. Una pace in Iran aiuterebbe a raffreddare prezzi e inflazione. Ma soprattutto bisogna pensare che i rendimenti nominali al 5% cominciano a essere una buona occasione per investire nel lungo periodo. Serve anche vedere il bicchiere mezzo pieno. L’unica cosa di cui dobbiamo aver paura, diceva un presidente Usa quale Franklin D. Roosevelt, è la paura stessa.
