Caro direttore, ho sempre stimato, e continuo tuttora a stimare gli Stati Uniti. La loro Democrazia, i loro paesaggi, la loro gente, il rispetto delle regole, perfino il cibo (del Nord Est e del Sud Cajun). Ci sono stato tante volte, parlo la lingua e mi sono sempre trovato benissimo. Una cosa non mi piace, non ho mai capito e ritengo una scempiaggine da Paese troglodita, e cioè la pena di morte, comminata e applicata. Cordiali saluti.
Piero Casati
Caro amico, capisco benissimo la sua perplessità. Anzi, sulla pena di morte sono sostanzialmente d’accordo con lei. E non perché gli americani siano barbari, naturalmente. Sarebbe una sciocchezza bella e buona. Gli Stati Uniti sono una grande democrazia, con pregi enormi e difetti altrettanto evidenti. Ma proprio per questo la pena capitale mi convince poco, anzi per nulla. Si dirà: chi ammazza merita di morire. È una reazione umanissima, soprattutto davanti ai delitti più atroci. Quando un assassino ha distrutto una vita, viene spontaneo desiderare che paghi fino all’ultimo centesimo del suo debito. Ma lo Stato non dovrebbe ragionare con lo stesso istinto dell’assassino. Altrimenti che differenza rimane tra la giustizia e la vendetta? C’è poi una faccenda molto concreta, che vale più di mille discorsi: i giudici possono sbagliare. Gli avvocati possono sbagliare. I testimoni possono mentire o ricordare male. E un innocente finito in carcere può, almeno teoricamente, essere liberato. Un innocente ammazzato dallo Stato, invece, è ammazzato per sempre. Non esiste appello che tenga. Per questo considero la pena di morte una risposta troppo definitiva per una giustizia amministrata da esseri umani, cioè fallibili. Questo non significa avere tenerezza per gli assassini. Significa, semmai, avere qualche prudenza nei confronti dello Stato. Il criminale può essere chiuso in galera per tutta la vita. Può essere privato della libertà e sottoposto alla pena prevista dalla legge. Ma lasciarlo vivo significa lasciare aperta almeno la possibilità di correggere un errore. Ecco perché, caro lettore, sulla sua «scempiaggine» mi trova abbastanza vicino. Sulla definizione di «Paese troglodita», invece, sarei più cauto. Gli americani hanno già parecchi difetti. Non serve inventargliene altri.
Cordialmente.
