In Italia l’unico ascensore sociale per gli incapaci, subito dopo la politica, è l’editoria. È per questo, crediamo, che così tanti politici si mettono a scrivere libri. E così, in vista delle prossime elezioni, il centrosinistra - dove sono tutti esperti, anche se non si sa di cosa - scende in libreria. Dalla carta delle primarie alle primarie di carta.
Matteo Renzi, uno i cui libri migliorano ogni volta che li riscrive - nel corso della sua carriera ne ha pubblicati 13, tutti uguali - ieri è uscito con Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni (Solferino) in cui analizza il quadro politico attuale e il futuro del Paese; fosco il primo perché non è lui il capo e radioso il secondo se lo ridiventerà. Silvia Salis, sindaca di Genova, una cui il Campo largo sta un po’ stretto, debutta con È già domani (Feltrinelli). Due libri in uno: il primo e speriamo l’ultimo. Comunque è un racconto di vita, sport e politica. Il lancio è previsto in tv, in un talk show. Strano, vista la sua riservatezza... Giuseppe Conte invece si era già portato avanti, ad aprile, con Una nuova primavera (Marsilio). Dopo i saggi accademici ha scoperto che se i libri se li scrive da solo ci mette meno tempo. Massimo D’Alema dal canto suo il 6 ottobre esce con Eravamo comunisti (Feltrinelli), opera che ripercorre la grandiosa storia del Pci e della sua generazione. Un fantasy, insomma. E Mario Calabresi infine è da poco in libreria con Le voci degli altri (Mondadori), un viaggio nel valore dell’ascolto in un’epoca segnata dalla tendenza a chiudersi nelle proprie bolle. Per la sinistra milanese Ztl, perfetto.
