Periferie sotto la lente: povertà educativa, carenza di servizi e isolamento sociale continuano a incidere sulla vita quotidiana di bambini e adolescenti. Quando la scuola chiude, inoltre, viene meno uno degli ultimi presìdi presenti sul territorio. WeWorld, organizzazione italiana indipendente che da oltre 50 anni in più di 20 Paesi richiama l’attenzione col rapporto «Abitare i Margini», una ricerca che ha raccolto le voci e le esperienze di oltre 230 bambini e bambine, ragazze e ragazzi. La ricerca evidenzia che per molti ragazzi e ragazze la scuola non riesce a ridurre le disuguaglianze che derivano dal contesto sociale, economico e territoriale di provenienza. Le opportunità continuano infatti a essere distribuite in modo molto diverso a seconda del luogo in cui si cresce e delle risorse a cui si ha accesso. I dati confermano: il tasso di abbandono scolastico passa dal 22,8% tra chi ha genitori con bassa istruzione all’1,2% tra i figli e le figlie di persone laureate, mentre la quota di giovani NEET raggiunge quasi il 25% nel Sud e nelle Isole, contro il 14,5% nel Nord. In molti quartieri la scuola continua a rappresentare uno dei pochi presìdi educativi e sociali presenti. Per questo la lunga pausa estiva, che in Italia dura tra le 12 e le 14 settimane una delle più estese d’Europa rischia di amplificare ulteriormente le disuguaglianze. La pausa estiva pesa soprattutto sulle famiglie che dispongono di meno risorse economiche e relazionali: i centri estivi rappresentano spesso una soluzione troppo costosa e le alternative accessibili sono limitate. L’estate rischia così di trasformarsi in un tempo sospeso, privo di opportunità educative, relazionali e di crescita. La ricerca ha messo in dialogo esperienze e punti di vista provenienti da 7 città italiane (Milano, Bologna, Roma, Napoli, Cagliari, Aversa e Ventimiglia): le opportunità non sono distribuite in modo equo e questo provoca anche rabbia nelle nuove generazioni. Nei territori osservati emerge spesso infatti il senso di non essere ascoltati, di non avere voce nelle decisioni che riguardano il proprio futuro e di vedere limitate le opportunità educative, sociali e lavorative. Territori diversi, dai quartieri come Giambellino, Barona, Corvetto a Milano o San Basilio a Roma, arrivando a contesti come Aversa, Scampia a Napoli e Sant’Elia a Cagliari, fino a Ventimiglia, ma attraversati tutti da dinamiche comuni: povertà economica, carenza di servizi, disuguaglianze educative, precarietà abitativa e lavorativa

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