Matteo Salvini è stato contestato mentre era spettatore, in Sardegna, del concerto di Diodato all’Agnata di De Andrè, in Gallura.
Ma cosa sta succedendo?
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) August 10, 2026
Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene?
Io sono anche abituato a contestazioni e insulti, a volte può accadere, nessun dramma.
Faccio politica da una vita:… pic.twitter.com/w1tfgaI9rw
A contestare la presenza del vicepremier e leader della Lega, seduto in prima fila accanto alla vedova di Fabrizio De Andrè, Dori Ghezzi, è stata una ragazza tra il pubblico, come ha riferito sui social il professor Roberto Cotti, ex senatore del Movimento 5 Stelle.
Salvini è stato quindi difeso proprio da Dori Ghezzi, che prendendo la parola al microfono e pur ricordando le sue idee di sinistra, ha affermato la necessità di creare un dialogo, anche con chi la pensa diversamente. Dell’episodio ha parlato poi anche lo stesso Diodato prima di esibirsi interpretando le canzoni del grande cantautore: “Speriamo che la musica di De Andrè illumini un po’ di più anche la nostra classe politica”.
Il lungo post del vicepremier: “Ma cosa sta succedendo? Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene? Io sono anche abituato a contestazioni e insulti, a volte può accadere, nessun dramma. Faccio politica da una vita: non è questo il problema. Quella ragazza aveva anche il diritto di contestarmi (anche se ha disturbato l’artista, Dori e tutto il resto del pubblico) così come io ho il diritto di risponderle. Funziona così, si chiama democrazia. Ma nessuno - e ripeto NESSUNO - può decidere quali cantanti io possa ascoltare, quali libri leggere o non leggere, quali film guardare. Amo De André dai tempi del liceo, grazie ai dischi dei miei genitori. Ho avuto la fortuna di ascoltarlo tante volte dal vivo e nel 2003 ho avuto l’onore, da consigliere comunale a Milano, di contribuire all’assegnazione dell’Ambrogino d’oro alla sua memoria. Quando passo da Genova per lavoro, cerco di trovare il tempo di portare una preghiera a Staglieno. Non so cosa direbbe Fabrizio oggi. E soprattutto non voglio far parlare i morti per dare ragione ai vivi. Non mi permetterei mai. So cosa dicono a me le sue canzoni, la sua musica, la sua voce. Mi emozionano, mi fanno pensare e qualche volta mi mettono anche in discussione. Sapete però cosa mi preoccupa davvero? Non quello che è successo a me. Ma il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli. Un mondo in cui sei libero, ma solo se hai le idee “giuste”? In cui puoi ascoltare un artista, ma solo se hai la patente politica giusta? No. Non esiste. I nostri figli non devono chiedere il permesso a nessuno per essere liberi. Parliamoci. Discutiamo, persino litighiamo. Proviamo a convincerci. Senza andare oltre. Perché in democrazia l’avversario si batte con le idee. Non si imbavaglia, non si censura, non si cancella. Lunga vita al libero suonatore Jones a cui piaceva lasciarsi ascoltare. Da tutti."
