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“Quando il sole perde la sua luce uomo e animali si pietrificano”

Il divulgatore scientifico Luigi Bignami racconta come il passaggio della Luna di fronte all’astro abbia affascinato le civiltà e possa ancora svelarci nuovi misteri

Eclissi solare

L’ eclissi solare totale del 12 agosto 2026 è un evento astronomico straordinario che attraverserà Groenlandia, Islanda e Spagna, offrendo uno spettacolo visibile, in forma parziale, anche in Italia (soprattutto nelle regioni a ovest) e nel resto d’Europa nel tardo pomeriggio, quasi al tramonto. Per capire fino in fondo il fascino dell’eclissi abbiamo fatto una chiacchierata con il divulgatore scientifico Luigi Bignami che ha ideato e condurrà lo speciale televisivo Eclissi - il giorno in cui il sole sparisce, in onda martedì alle ore 21:20 su Focus (canale 35) e a cui seguirà anche il documentario Curvare la luce - La teoria della relatività alla prova che racconta come un’eclissi sia stata fondamentale per provare le intuizioni di Einstein sulla gravità e i fotoni.

Dottor Bignami da quando gli uomini si interessano delle eclissi?

«Da sempre, probabilmente dalla comparsa dei Sapiens. Ovviamente non abbiamo prove su periodi così lontani della storia umana ma tutte le antiche civiltà sono rimaste stupefatte di fronte all’improvvisa sparizione della luce solare, a partire dai Maya e dalle civiltà cinesi e mesopotamiche. Le prime spiegazioni erano ovviamente di tipo mitologico: grandi draghi o serpenti che ingoiavano il sole. E ovviamente si mettevano in campo delle procedure magiche per garantire il ritorno della luce.Sacrifici umani compresi. Poi, nel corso del tempo, il meccanismo è stato via via compreso meglio. Ma il problema che ha assillato a lungo le civiltà antiche era l’imprevedibilità del fenomeno era quello a spaventare».

Trovarono delle soluzioni?

«Anche non avendo una comprensione esatta del fenomeno riuscirono a mettere assieme una massa enorme di dati. Soprattutto i Maya che compilarono delle tabelle capaci di conservare 11mila e 400 giorni di movimento lunare, abbastanza per fare previsioni statiprovoca».

Chi è stato per primo a mettere a punto un sistema di calcolo esatto delle eclissi?

«Non c’è un Einstein delle eclissi, la matematica necessaria per prevederle si è sviluppata progressivamente. Il movimento relativo di Terra, Luna e Sole è realmente complesso. A rendere le eclissi così difficili da prevedere è l’inclinazione dell’asse lunare rispetto a quello terrestre, circa 5 gradi. Se non ci fosse, avremmo un’eclissi di sole e un’eclissi di luna al mese. Invece con l’inclinazione sommata ad altri fattori le eclissi sono molto più rare. In generale possiamo dire che c’è un’eclissi ogni 18 mesi nelle diverse parti del mondo. Uno dei primi astronomi occidentali a prevedere con grande esattezza luogo e ora di un’eclissi fu l’astronomo reale britannico Edmond Halley, lo stesso che ha dato il nome alla cometa. Riuscì a predire l’eclisse solare del 3 maggio 1715, con un margine di errore di soli 4 minuti».

Qual è secondo lei la cosa più stupefacente di un’eclissi?

«C’è un fatto assolutamente casuale e che nel corso dell’evoluzione del sistema solare cambierà. Ovvero la Luna è 400 volte più piccola del sole. E il sole si trova 400 volte più lontano della luna.Questo fa sì che in prospettiva la Luna si sovrapponga perfettamente al Sole. È un fatto unico nel sistema solare, ma in un tempo lunghissimo la Luna si allontanerà dalla Terra e non sarà più così».

Dal punto di vista scientifico studiare le eclissi ci è ancora utile?

«Le eclissi sono utilissime agli astronomi. Anche nel caso dell’eclisse del 12 agosto ci saranno in volo aerei della Nasa e dell’Esa e verranno dispiegati per l’osservazione anche i satelliti. Il fenomeno scientifico più interessante è che l’eclisse consente di studiare al meglio la corona solare. Quella che consideriamo la superficie del sole, la fotosfera, ha una temperatura di alcune migliaia di gradi, circa 5mila e cinquecento, nella corona solare a causa anche di potenti campi magnetici si sviluppano, invece, temperature di milioni di gradi. Come questo avvenga non è ancora chiaro. Ci sono dei satelliti dotati di coronografo per l’osservazione solare. Ma nessun coronografo isola così bene la corona dalla fotosfera per l’osservazione quanto un’eclisse».

Che consigli diamo al lettore per osservare bene l’eclisse?

«Allora l’eclisse osservata dall’Italia sarà parziale e avverrà in un orario molto vicino al tramonto. Quindi è necessario avere la visuale il più libera possibile verso ovest, se no si rischia di poterla vedere per pochissimo tempo. Le regioni da cui l’eclisse si vedrà meglio in Italia sono: Piemonte, Liguria, Lombardia, Valle d’Aosta. In Sardegna la copertura solare sarà del 92%. Saremo molto lontani dal buio assoluto ma sarà comunque un fenomeno notevole. Ovviamente non bisogna guardare il sole ad occhio nudo, si rischia la retina. E nemmeno gli occhiali da sole bastano, ci vogliono degli occhiali apposta o uno specchietto da saldatore. Come spieghiamo in trasmissione c’è sempre qualcuno che guardando le eclissi senza adeguata protezione finisce all’ospedale».

Anche sapendo benissimo quali sono le cause scientifiche dell’eclisse resta uno spettacolo impressionante. Perché è così coinvolgente per l’essere umano?

«Ha un effetto assoluto su tutti gli esseri senzienti. Anche gli animali di fronte all’eclisse rimangono muti. Questo perché il giorno diventa improvvisamente notte, i pianeti e le stelle diventano visibili. Per alcuni minuti sembra assolutamente di essere in un mondo “altro”. Ci sono effetti macroscopici anche sulla temperatura. Fermando l’irraggiamento solare anche il termometro scende, in alcuni casi in alcuni minuti si perde più di un grado di temperatura. È ovvio che un fenomeno così diventi una metafora, un fatto culturale profondo che viene tramandato di generazione in generazione. Tutti gli scienziati sono d’accordo su questo, anche sapendo come avviene e quanto dura, nel mezzo è sempre un qualcosa che tocca l’animo umano.


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