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Attualità

Si lancia senza paracadute da 4mila metri e sopravvive

Nel 2007 lo stuntman americano Travis Pastrana si getta da un aereo senza protezioni: cronaca di un azzardo calcolato al millimetro

Si butta senza paracadute e sopravvive

Le leggende degli sport estremi, quelle vere, non nascono quasi mai da una botta d’incoscienza, ma da un calcolo minuzioso travestito da spericolatezza. È proprio il caso di Travis Pastrana, nato ad Annapolis, nel Maryland, l’8 ottobre 1983, che quando compie il gesto capace di consegnarlo alla storia è già un funambolo affermato: campione del mondo di motocross freestyle a soli quattordici anni, pilota di rally, protagonista di innumerevoli show acrobatici targati Nitro Circus, il collettivo di cui era anima e motore. All’epoca ha ventiquattro anni, un curriculum già gremito di record e fratture, e la reputazione di chi considera il rischio non un’eccezione, ma un metodo di lavoro, coltivato show dopo show fino a farne quasi un tratto identitario.

Il salto viene programmato il 26 settembre 2007 nei cieli di Arecibo, Portorico, per poi essere consacrato al grande pubblico l’anno successivo attraverso la programmazione televisiva di Nitro Circus, ragione per cui in molti - non a torto - lo ricordano ancora oggi come “il salto del 2008”. Le ragioni che spingono Pastrana a gettarsi da un Cessna monomotore a 12.500 piedi, poco meno di quattromila metri, senza indossare alcun paracadute, appartengono al campo dell’insondabile estremo che ha fatto degli show americani un genere a sé. Dimostrare che la paura, se allenata con sufficiente metodo, può essere piegata al controllo, e trasformare l’azzardo apparente in un esercizio di ingegneria del rischio, più vicino alla precisione di un cronometro che al brivido cieco dell’improvvisazione.

La preparazione, del resto, è tutt’altro che improvvisata, e proprio in questo risiede la differenza tra la temerarietà e la follia. Travis si allena per settimane insieme a un gruppo di paracadutisti professionisti, calibrando ogni istante della caduta libera: la traiettoria di uscita dall’aereo, la velocità di avvicinamento del compagno destinato ad intercettarlo a mezz’aria, l’imbracatura che avrebbe dovuto agganciarlo in pochi, vertiginosi secondi. Nessun dettaglio viene lasciato al caso, perché in quella coreografia sospesa tra cielo e terra ogni scarto di traiettoria, ogni ritardo di pochi decimi, si sarebbe tradotto in tragedia.

Il piccolo aereo raggiunge la quota prevista e Travis si lancia vestito con la disinvoltura di chi va in spiaggia - calzoncini da surf, calzini, occhiali da sole, una lattina di Red Bull stretta in una mano - e si abbandona alla caduta libera per una manciata di secondi, che ai testimoni parvero interminabili. Poi, come da copione, un compagno esperto lo raggiunge in volo, lo aggancia alla propria imbracatura e apre il paracadute, permettendo a entrambi di planare fino a un atterraggio morbido, difficile da credere nella sua normalità, dopo tanta tensione.

L’episodio, tuttavia, non resta privo di conseguenze: lo stesso Pastrana avrebbe in seguito ammesso che il salto violava le normative dell’aviazione civile statunitense, procurandogli qualche grattacapo con le autorità. Ma l’immagine di quel corpo che si getta nel vuoto confidando unicamente nella precisione altrui resta impressa come una delle prove più nitide di quanto l’uomo, quando decide di sfidare la fisica, possa farcela scansando l’incoscienza iniziale e affidandosi a calcoli meticolosi. Così anche domare la vertigine può trasformarsi in un mestiere.

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