Nel momento di massima tensione è scoppiata la pace tra Leonardo Maria Del Vecchio e il fratellastro Rocco Basilico. Sarebbe, infatti, stato raggiunto un accordo per mettere fine allo scontro sulla holding lussemburghese Delfin (che controlla il 32,4% di EssilorLuxottica oltre ad avere in mano le partecipazioni finanziarie in Mps, Generali e Unicredit,), rinunciando alle azioni giudiziarie annunciate.
Nelle settimane passate Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo (vedova del patron di Luxottica scomparso nel 2022, Leonardo Del Vecchio) e del banchiere Paolo Basilico (fondatore di Kairos), si era rivolto al Tribunale del Lussemburgo per bloccare il riassetto della cassaforte di famiglia. Aveva, infatti, impugnato davanti alla corte del Granducato le delibere dell'ultima assemblea Delfin sull'aumento del dividendo e sul trasferimento a Leonardo Maria Del Vecchio delle quote della sorella Paola e del fratello Luca. Un ricorso infondato secondo Delfin, che rischiava di rendere più complicato il finanziamento da 10 miliardi di euro per l'acquisto del 25% dal momento che è previsto che il veicolo Lmdv Capital dia in pegno alle banche le azioni della holding lussemburghese. A fine maggio Zampillo aveva inviato una lettera al board di Delfin nella quale affermava di voler annullare la decisione di rinunciare a metà della quota del 25% a lei destinata dal marito a favore del figlio Rocco. Decisione che quest'ultimo sembrava voler impugnare intimando alla holding presieduta da Francesco Milleri di non procedere a modificare il suo status di socio.
Dopo l'escalation dello scontro, nelle ultime ore è arrivato l'armistizio che vedremo se sarà prodromo della definitiva cessazione delle ostilità. Nel frattempo, la Borsa brinda: ieri EssilorLuxottica è finita sotto i riflettori in Pazza Affari, mettendo a segno un balzo del 3,44% a 176,15 euro. Una scossa benefica. Perché, dopo aver raggiunto nell'autunno scorso il record di oltre 320 euro per azione, il titolo quotato a Parigi e Milano era sceso fino a un minimo di 162 euro lo scorso12 maggio. Negli ultimi sei mesi le azioni hanno lasciato sul terreno quasi il 43% e nell'ultimo anno la performance è stata del -28 per cento. Una flessione che, nel giro di pochi mesi, aveva cancellato quasi la metà del valore di Borsa del colosso dell'occhialeria. E questo nonostante i ricavi in crescita a 7,1 miliardi nell'ultimo trimestre. Ai mercati (nel caso di Essilux anche ai soci francesi) le soap dinastiche non piacciono, soprattutto se complicano la gestione delle aziende rallentandone lo sviluppo. Gli investitori apprezzano la certezza più del conflitto: governance chiara, assetti stabili e una strategia leggibile restano elementi chiave per sostenere la crescita e la creazione di valore nel tempo.
Già a dicembre del 2025 ci eravamo chiesti sulle pagine del settimanale Moneta se per il futuro di Essilor-Luxottica fosse una mossa intelligente quella di continuare a dare l'idea di un azionista di maggioranza diviso e litigioso. E avevamo evocato una citazione di Victor Hugo che ne Les Miserables scriveva Les haines de famille mangent les maisons, i rancori di famiglia mangiano le case.
La conferma di quella sintesi letteraria del potere corrosivo dei conflitti dinastici è arrivata ieri dal mercato che, scoppiata la pace nella cassaforte Delfin, ha subito festeggiato: le fondamenta della casa degli occhiali sono salve.