Giorgia Meloni non ci sta. La premier non usa giri di parole per rispondere a Giuseppe Conte che ha definito la Commissione Covid un “plotone di esecuzione” orchestrato contro di lui.
“A differenza sua, non mi interessa gettare fango su nessuno, né trasformare una tragedia che ha segnato milioni di italiani in un terreno di scontro personale. Questo, semmai, è stato troppo spesso il metodo del Movimento 5 Stelle: sostituire la ricerca della verità con il sospetto e l’insinuazione”, scrive la Presidente del Consiglio su Instagram.
“Colpisce che, pur di sostenere questa tesi, si arrivi perfino a delegittimare il lavoro della Commissione e di quei giornalisti che, in questi anni, hanno cercato di ricostruire fatti, decisioni e responsabilità, liquidandoli come parte di un presunto disegno contro di lui. Quello che dovrebbe interessare tutti, e che interessa soprattutto agli italiani, è una cosa molto più semplice: conoscere tutta la verità su ciò che è accaduto durante la pandemia, fare piena luce sulle decisioni assunte, sulla gestione dell’emergenza, sull’utilizzo delle ingenti risorse pubbliche impiegate e accertare eventuali responsabilità, ovunque esse siano. Non è un processo a una persona, tutt’altro. E francamente non capisco perché l’ex Premier Giuseppe Conte non si sia unito fin dall’inizio al coro di chi chiedeva risposte alle troppe domande rimaste senza risposta e abbia invece scelto di mettersi sulla difensiva o, come nelle sue ultime dichiarazioni, di “buttarla in politica”" aggiunge.
Conte “finalmente” davanti alla commissione Covid: “È un plotone di esecuzione, potete scavare ma non troverete nulla su di me”E conclude: “Non è un processo verso una persona, ma un dovere verso una Nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani”.
La replica di Conte è arrivata via social. “Cara Giorgia Meloni, io ci sono sempre stato e sempre ci sarò in ogni sede e occasione in cui si possano dare delle risposte al Paese. C’ero anche oggi in Commissione Covid” ha scritto commentando il post Instagram della premier. “Dicci invece in quale cassaforte sono finite le chat del tuo amico Delmastro con un prestanome di un clan mafioso. Dicci dove sono finite le Regioni di centrodestra che avete scudato dalle domande sulla gestione Covid. Dicci quando Santanchè andrà in Tribunale senza protezioni e scudi sull’inchiesta per truffa Covid. Potrei continuare. Io oggi sono stato per ore a rendere conto e a rispondere. Tu li hai 5 minuti per rispondere all’Italia? A noi piace la verità, a voi evidentemente fa male”.
Il pentastellato, al termine dell’audizione alla commissione Covid, fuori da palazzo San Macuto aveva attaccato la premier. “Non dovete comunque chiedere a me se è andata bene oggi questa audizione, dovete chiederlo a Giorgia Meloni se è soddisfatta, perché lei è la regista di tutto questo. Lei è la regista anche di questi attacchi, di questo plotone di esecuzione in commissione Covid, e ovviamente di tutto quel circuito mediatico grazie a stampa e tv amiche che gettano fango da tempo per colpirmi. E allora le mando un messaggio: visto che questi mezzucci hanno un corto respiro -perché poi arriva il momento in cui io ci sono, sto qui a parlare, a chiarire tante ore - allora dico, Giorgia Meloni, non è meglio che mi affronti politicamente?”, le parole di Conte. E ancora: “Io sono qui, confrontiamoci politicamente da esponenti politici seri, responsabili, e cerchiamo di evitare questi trucchetti, questi mezzucci, perché non portano da nessuna parte”.
