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Cronaca internazionale

Tutte le tappe nello scontro Italia-Svizzera su Crans-Montana

Un braccio di ferro istituzionale e diplomatico estremamente duro, quello tra i due Paesi. Non sono mancati strappi politici e legali: ecco come stanno le cose

Crans-Montana, la Svizzera chiederà il rimborso delle spese mediche. Meloni: "Richiesta ignobile, la respingeremo al mittente"

La procura di Sion si è pronunciata, respingendo la richiesta dell’Italia di costituirsi parte civile nell’inchiesta relativa alla tragedia avvenuta a Crans-Montana la notte di Capodanno 2026. Tanta l’amarezza, ma quest’ultima decisione dei magistrati non giunge del tutto inattesa. Si tratta infatti di un nuovo elemento che va ad arricchire quella che può ormai essere considerata una crisi senza precedenti tra Italia e Svizzera.

Terreno di scontro è la gestione giudiziaria e umanitaria del processo sulla strage. Nel rogo del discobar Constellation sono morti 6 ragazzi italiani (su 40 vittime totali) e 14 connazionali sono rimasti feriti. Ad oggi sono 15 le persone indagate: tra queste, oltre i coniugi Moretti, anche il sindaco Nicolas Féraud. L’Italia si è sentita ovviamente coinvolta, e su indicazione della premier Giorgia Meloni lo scorso 29 aprile è stata presentata richiesta affinché il nostro Paese prendesse parte alle indagini come parte civile. L’iniziativa è stata promossa dall’Avvocatura generale dello Stato. Il governo italiano ritiene di aver subito un danno diretto al “patrimonio dello Stato a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti”. Eppure i magistrati svizzeri sono di diverso avviso.

La tensione tra i due Paesi, riacutizzata oggi, è il risultato di una serie di strappi istituzionali e decisioni a dir poco controverse. Gli scontri sono cominciati praticamente da subito.

Gennaio: la scarcerazione e il richiamo dell’ambasciatore

Possiamo indicare come prima frattura quanto accaduto a fine gennaio. Jacques Moretti, proprietario del Constellation, viene rimesso in libertà. Pagata la cauzione di 200 mila franchi, l’uomo è uscito di prigione, come stabilito dal Tribunale delle misure coercitive (TMC). Chiaramente la reazione del governo italiano non si è fatta attendere. L’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Carnaldo, è stato richiamato a Roma. Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno fatto recapitare tale messaggio: “Viva indignazione del governo e dell’Italia”. Moretti rimane comunque indagato a piede libero insieme alla moglie Jessica per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo, ma per il nostro Paese l’indignazione è massima.

Marzo: lo scontro sulle fatture mediche

Passati pochi mesi, i rapporti diplomatici si raffreddano ancora di più. Siamo a marzo e ad alcune famiglie dei ragazzi italiani rimasti feriti vengono recapitate delle fatture mediche con costi esorbitanti – si va da 17mila euro fino a 66mila anche per trattamenti sanitari di poca durata. Ancora una volta, il governo si erge a difesa e tutela dei cittadini italiani.

Lo sdegno sale a dismisura.

L’Italia ha più volte ribadito di non essere intenzionata a pagare. La questione è poi stata discussa in un colloquio tra i vertici dei due Stati, e le fatture, anche se previste dal sistema sanitario svizzero e senza obbligo di pagamento, non sono state più inviate.

Aprile: la richiesta di costituzione di parte civile

Arriviamo quindi al 29 aprile. Su sollecitazione della Presidenza del Consiglio e tramite l’Avvocatura generale dello Stato, viene depositata una formale richiesta di costituzione di parte civile nell’indagine su Crans-Montana. Si parla di danni subìti dal patrimonio dello Stato a causa delle ingenti risorse economiche messe in campo per garantire assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali rimasti coinvolti nella terribile vicenda. Una mossa che non deve essere piaciuta alla Svizzera.

Agosto: la risposta delle toghe svizzere

I magistrati di Sion hanno risposto con un secco rifiuto alla richiesta italiana. La notizia è arrivata oggi, giovedì 6 agosto. Ancora un “no” alle istanze presentate da Roma. Pur restando attivo il canale di cooperazione giudiziaria, pare chiaro che la frattura sia ormai insanabile.

L’Italia, in ogni caso, ha presentato ricorso contro la decisione della magistratura svizzera.

L’inchiesta italiana

Non dimentichiamo che la procura di Roma ha aperto un fascicolo parallelo sulla strage di Crans-Montana, e sta continuando a indagare. Al momento agli inquirenti italiani è stato consentito l’accesso ai documenti sensibili sul caso. La Svizzera, però, difende il principio di territorialità dell’indagine e vieta l’estradizione dei propri cittadini verso Stati esteri. Un fatto, questo, che potrebbe costituire in futuro un’altra ragione per scontrarsi.

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