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Legno-arredo, l’export rallenta con la Cina competitor del Made in Italy in Europa

Filiera sotto pressione nel primo bimestre dell’anno. Il presidente di Federlegno Claudio Feltrin: "Servono regole eque per mantenere la competitività del sistema produttivo, da gennaio a marzo l’import cinese quasi quattro volte superiore alle nostre esportazioni”

Legno-arredo, l’export rallenta con la Cina competitor del Made in Italy in Europa
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Quella del legno-arredo è una filiera strategica per l’industria manifatturiera italiano che continua a dimostrare solidità, ma è costretta a confrontarsi con uno scenario internazionale sempre più complesso tra rallentamento della domanda globale, pressione competitiva cinese, aumento dei costi delle materie prime, dell’energia e forte instabilità geopolitica. Temi di estrema attualità emersi emersiall’ADI Design Museum di Milano nel corso dell’Assemblea annuale di FederlegnoArredo.



"I primi mesi dell’anno confermano una situazione di forte difficoltà sui mercati internazionali, mentre sul mercato interno arrivano segnali di stabilità, seppur sintesi di andamenti diversificati - spiega Claudio Feltrin, presidente della federazione -. Il rallentamento dell’export coinvolge gran parte dei principali mercati di riferimento: le esportazioni della filiera del legno-arredo, nei primi due mesi del 2026, si attestano a 2,76 miliardi di euro, segnando un calo del 6,4% rispetto allo stesso periodo del 2025”.

A frenare, come emerge dalle elaborazioni del Centro Studi FederlegnoArredo, è soprattutto l’andamento dei principali mercati internazionali. Restano in testa Francia (469,6 milioni, -6,2%) e Germania (311,2 milioni, -8,9%), mentre segna una contrazione particolarmente marcata negli Stati Uniti (-16,9%), terzo mercato di destinazione. In calo anche Regno Unito (-4,4%) e Spagna (-5,3%), mentre risultano più stabili Svizzera (-0,5%) e Belgio (-0,6%). Tra i pochi segnali positivi le lievi crescite dei Paesi Bassi (+0,3%) e degli Emirati Arabi Uniti (+1,9%).

Parziale cambio di scenario nel mese di marzo, quando l’Europa sembra tenere, mentre crolla il resto del mondo: l’export tocca 1,19 miliardi di euro (-4,2%), con andamenti divergenti tra aree geografiche. Da un lato, i mercati europei mostrano segnali di resilienza (+2,8%) grazie alle performance di Francia (+3,2%), Spagna (+4,9%) Austria (+20,1%) e Paesi Bassi (+12,9%). Dall’altro lato, si evidenzia un forte rallentamento nei mercati extra europei, con un calo complessivo del 17,4%. A pesare sono in particolare gli Stati Uniti (-17,6%), primo mercato extra Ue e il drastico ridimensionamento dell’area Opec (-64,3%), quale conseguenza della guerra in corso.

“In questo scacchiere - aggiunge Feltrin - la Cina fa sentire tutto il suo peso all’interno degli equilibri internazionali che possiamo sintetizzare nel dato secondo cui, nel primo trimestre dell’anno, l’Italia esporta mobili e prodotti in legno per 70,2 milioni di euro, a fronte di importazioni pari a 266,2 milioni: quasi quattro volte superiori. Squilibrio particolarmente evidente nel comparto mobili, dove l’import (217,5 milioni) supera di gran lunga l’export (54,4 milioni), segnalando una crescente pressione competitiva sul mercato interno”.

Fenomeno che non riguarda solo l’Italia, ma l’intero mercato europeo: nei primi due mesi del 2026, infatti, l’Unione Europea importa dalla Cina oltre 5 miliardi di euro di prodotti della filiera legno-arredo. I principali paesi di destinazione sono Germania (912 milioni), Paesi Bassi (846 milioni) e Francia (729 milioni). L’Italia si colloca al sesto posto con 356 milioni di euro di importazioni (-10,9%), a dimostrazione dell’ampia presenza dei prodotti cinesi anche nei mercati chiave dell’export made in Italy, che si trova a fare i conti con un competitor agguerrito anche sul fronte dei prezzi.

“Per questo è fondamentale difendere il mercato europeo e garantire condizioni di concorrenza realmente eque - conclude Claudio Feltrin -. Le imprese italiane ed europee investono da anni in sostenibilità ambientale, sicurezza, qualità del lavoro e tracciabilità. Non possiamo continuare a competere con sistemi produttivi che operano con regole, costi e standard completamente diversi”.

A preoccupare il settore è anche il nuovo aumento dei prezzi della materia prima legnosa, destinato a

incidere nei prossimi mesi sui costi dell'energia e di conseguenza della produzione e sui prezzi finali, comprimendo ulteriormente la competitività delle imprese e i margini indispensabili anche per i futuri investimenti.

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