Gli scienziati dell’Università di Galway in Irlanda hanno scoperto che esiste una relazione tra la vitamina D e la proteina tau nel cervello.
Secondo il team guidato dal professore David Mulligan, le persone di età compresa fra 30 e 40 anni con livelli più elevati di vitamina D potrebbero avere nel corso del tempo livelli più bassi di proteina tau.
Lo studio, pubblicato su “Neurology Open Access”, suggerisce che la vitamina D in questa fascia d’età potrebbe essere un fattore protettivo contro la demenza.
Perché è importante la vitamina D
La vitamina D è una vitamina liposolubile, cioè si scioglie nei grassi. Nell’uomo la forma biologicamente attiva è il calcitriolo e viene prodotta nei reni a partire da altre molecole simili come la vitamina D3 (colecalciferolo) e la vitamina D2 (ergocalciferolo).
La funzione principale della vitamina D è quella di favorire il processo di mineralizzazione dell’osso, aumentando l’assorbimento intestinale del calcio e del fosforo. Tuttavia essa assolve anche ad altri compiti tra cui il rafforzamento del sistema immunitario.
Dove si trova la vitamina D
Per il 90% la vitamina D è prodotta dall’organismo in seguito all’esposizione al sole. Le radiazioni ultraviolette, infatti, trasformano un grasso presente nella pelle in vitamina D3. Quest’ultima si lega nel sangue ad una proteina specifica che la trasporta ai vari organi.
Dunque solo il 10% della vitamina D proviene dalla dieta. Gli alimenti che la contengono in maggiori quantità sono:
Il pesce grasso (salmone, tonno, sardine, sgombro)
Il tuorlo dell’uovo
Il fegato
I funghi.
Lo studio a lungo termine
Per la ricerca sono stati seguiti 793 adulti che avevano in media 39 anni e che all’inizio dell’indagine non soffrivano di demenza. Gli scienziati hanno costantemente misurato i loro livelli di vitamina D.
Circa 16 anni dopo i partecipanti sono stati sottoposti a scansioni cerebrali per valutare i livelli di proteina tau e beta-amiloide, entrambe considerate biomarcatori della demenza e del morbo di Alzheimer.
Un livello di vitamina D superiore a 30 ng/mL è stato classificato come alto, mentre livelli inferiori a questa soglia sono stati considerati bassi. Nel complesso il 34% degli individui aveva valori bassi di vitamina D e solo il 5% ha dichiarato di assumere integratori.
Vitamina D e proteina tau
Dopo aver considerato fattori come età, sesso e sintomi depressivi, gli scienziati sono giunti alla conclusione che livelli maggiormente elevati di vitamina D erano associati a valori più bassi di proteina tau anni dopo.
«Questi risultati - ha affermato Mulligan - sono promettenti poiché suggeriscono un’associazione tra livelli più alti di vitamina D fra 30 e 40 anni e un carico tau meno elevato in media 16 anni dopo.
La mezza età è un periodo in cui la modifica dei fattori di rischio può avere un impatto maggiore».
Lo studio, tuttavia, mostra una limitazione: il monitoraggio della vitamina D è stato effettuato solo una volta e non è stato continuo nel tempo. Pertanto sono ora necessari ulteriori approfondimenti.