“Non conosco Lavitola, qualche volta ho lavorato con Gomes Clesio Tavares con cui mi conosco da tempo per avere fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania. Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo”.
Lo ha detto Pellegrino D’Avino, in carcere con l’accusa di aver fatto parte della banda che ha compiuto l’attentato dinamitardo fuori dall’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre 2025, rendendo dichiarazioni spontanee davanti ai pm di Roma. L’uomo, difeso dall’avvocato Antonio Falconieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Il mio assistito non ha fatto alcun riferimento a questo ‘Corrado’ citato nell’ordinanza cautelare – spiega il difensore -. Abbiamo fatto ricorso al Riesame, il nostro obiettivo è far cadere l’aggravante del metodo mafioso. Già l’inchiesta iniziale è stata in qualche modo aggiustata visto che il gip ha fatto cadere l’accusa di strage.
A nostro avviso va ulteriormente ridimensionata l’accusa, al momento parliamo di capi di imputazione provvisori. Anche sui gravi indizi di colpevolezza leggendo l’ordinanza non mi sembrano tali da giustificare questa misura cautelare”.
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