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Cronaca giudiziaria

Rubano 1.450 euro a uno spacciatore. In manette 5 “ghisa”. “Una squadretta”

Gli agenti “infedeli” si spartivano i soldi sequestrati. Tra i fermati anche Compagnone, accusato del pestaggio di una trans

Polizia locale Milano
Agenti della polizia locale di Milano, 16 ottobre 2023. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

C’è una simmetria quasi didascalica, di quelle che i romanzieri onesti scarterebbero per eccesso di ovvietà, nel fatto che a rubare 1.450 euro a un pusher siano stati, secondo la Procura di Milano, i tutori dell’ordine incaricati di arrestarlo. Milano, città che ha fatto della legalità un brand da esportazione insieme all’aperitivo e alla movida vigilata, ieri si è svegliata con 5 «ghisa» in carcere un’ufficiale e quattro agenti del Reparto Radiomobile accusati di arresto illegale, peculato e falso ideologico. Il che, tradotto dal legalese al linguaggio delle cose, significa: arrestavano la gente in modo scorretto, verbalizzavano cose non vere, e nel frattempo si intascavano quello che trovavano addosso agli arrestati. Un modello di business verticalmente integrato, si direbbe in altri contesti; qui si chiama, più prosaicamente «squadretta» di agenti infedeli, precisano più fonti vicine al fascicolo, quasi a voler distinguere, con understatement encomiabile, gli infedeli dai fedeli rimasti a presidiare il decoro del Corpo della Polizia Locale di Milano.

Anche se per il gip Elio Sparacino quello della «squadretta» era un «modus operandi», l’episodio contestato nell’ordinanza è uno solo, datato 16 luglio: un presunto pusher fatto contattare da un finto acquirente a Corsico fuori, si badi, dal territorio di competenza della pattuglia milanese caricato a forza su un’auto civetta, trasferito su un’auto di servizio e perquisito in sua assenza. Nella sua Opel Corsa sarebbe stato «trovato» mezzo chilo di hashish mai davvero rinvenuto, mentre nel verbale sarebbe stata messa a referto una «resistenza» alla perquisizione mai avvenuta.

Tra gli arrestati c’è Vincenzo Compagnone, 55 anni il prossimo 21 agosto: nome che a Milano non suona nuovo, perché l’agente è già a processo per il pestaggio della transessuale «Bruna», datato 24 maggio 2023. A guidare simbolicamente il gruppo, per grado, sarebbe stata invece, secondo l’accusa, la commissaria Ilenja Sabato, 43 anni, nata a Magenta, la più alta in rango tra gli indagati. Per lei l’accusa si arricchisce di un capo ulteriore, la calunnia: da ufficiale del Corpo avrebbe trasmesso ai pm, il 31 luglio scorso, un’informativa in cui accusava lo spacciatore arrestato due settimane prima di aver opposto resistenza alla perquisizione sapendolo, scrive il pm Giovanni Tarzia nel capo d’imputazione, «innocente» di quella resistenza mai avvenuta, con l’aggravante dell’abuso della qualità di pubblico ufficiale. Un dettaglio d’archivio rende la vicenda ancora più stratificata: la commissaria sarebbe già stata segnalata per fatti simili anni fa alla Procura di Lodi, al termine di un altro processo, nato dalla vicenda portata a galla da un’inchiesta dell’ottobre 2020 de «Le Iene», quando un ex spacciatore dichiarò al programma di Mediaset di essere stato reclutato dagli agenti della Locale di Milano per segnalare carichi di stupefacenti. Nell’aprile 2021, quattro agenti finirono ai domiciliari con accuse a vario titolo di peculato, falso e abuso d’ufficio.

Gli indagati, assistiti dagli avvocati Giovanni e Nicolò Briola insieme a Susanna Marangoni, saranno interrogati dal gip oggi pomeriggio, nel carcere di San Vittore.

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