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Economia

Piazza Affari regina delle Borse e c'è la spinta maxi-dividendi

Negli ultimi dodici mesi il listino milanese ha fatto un balzo del 29% ma il guadagno supera il 36% se si calcolano le cedole. Battuto anche il Nasdaq

Recordati, un altro addio alla Borsa

Piazza Affari non si ferma. Agosto è iniziato sotto i migliori auspici con il Ftse Mib su nuovi livelli record scavallando nel giro di poche sedute prima i 53mila e poi i 54mila punti (nell’intraday) e portando il saldo da inizio anno a +20% circa. L’indice guida milanese si conferma il più pimpante a livello europeo, distanziando non poco le Borse di Parigi e Francoforte, ferme rispettivamente a +7% e +6,5% circa. Milano fa meglio anche di Madrid (+16%). Piazza Affari non solo viaggia a velocità quasi tripla rispetto ai listini di Francia e Germania, ma stacca anche Wall Street (+13% l’indice S&P 500). Una marcia in più che dura da tempo con il Ftse Mib salito del 73% negli ultimi due anni, battendo non solo l’S&P 500 (+48%) ma anche l’indice tecnologico Nasdaq (+65%).

La forza di Piazza Affari emerge ancora di più guardando ai ritorni comprensivi di dividendi. Nella versione total return del Ftse Mib, che fotografa il guadagno reale di chi resta investito, i ritorni lievitano a +36,5% su un orizzonte di 12 mesi rispetto al +29,8% dell’indice classico. E più si allunga il raggio temporale più l’effetto cedole si amplia: +163% in 5 anni rispetto a +106%. «In un mercato come quello italiano, dove i dividendi hanno storicamente un peso rilevante, l’impatto sul rendimento complessivo diventa enorme», asserisce Lorenzo Demaria, country manager Italia di justETF. Milano è infatti da sempre una delle piazze più generose in termini di cedole, con un dividend yield attualmente pari al 3,55%.

L’ingrediente non tanto segreto di Piazza Affari è rappresentato dall’elevato peso specifico di banche e settore finanziario in generale. Milano presenta infatti la maggiore concentrazione numerica di società finanziarie tra le principali piazze europee. Il Ftse Mib è animato da ben 13 titoli finanziari sui 40 totali (32,5% dei componenti), staccando Olanda (26,7%), Spagna (20%), Germania (15%) e Francia con appena il 12,5%. Con le banche in spolvero, questa maggiore presenza numerica si trasforma in un importante vantaggio relativo per Piazza Affari. L’ultima gamba del rally tricolore coincide con il riaccendersi del risiko. Dall’annuncio dell’Opas di Intesa su Mps sono passati due mesi e in questo frangente il Ftse Italia All Share Bank è balzato di oltre il 20%, forte anche della positiva tornata di risultati. Le due big, Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno macinato da sole utili per complessivi 11,65 miliardi di euro nel primo semestre, alzando entrambe la guidance. Riscontri superiori alle aspettative anche per Bper (1,32 miliardi), Mps (1,1 miliardi) e Bpm (1,06 miliardi). Complessivamente al giro di boa dell’anno le Big Five hanno superato i 15 miliardi di profitti.

Per la restante parte dell’anno gli analisti si mostrano fiduciosi, con i titoli finanziari ancora ago della bilancia. «Se la leadership dovesse spostarsi verso industriali, consumi o sanitario (comparti nei quali Piazza Affari è relativamente meno rappresentata) - argomenta Gabriel Debach, market analyst di eToro - la stessa composizione che oggi sostiene il Ftse Mib potrebbe trasformarsi in un elemento di sottoperformance relativa. La capacità dell’indice italiano di mantenere il vantaggio dipenderà quindi soprattutto dalla persistenza della leadership dei finanziari e, in seconda battuta, dell’energia».

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