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Nazionale

Don Giussani, il suo miracolo va alla prova dei medici

A decidere se un miracolo è veramente un miracolo sarà solo il Papa, alla fine di un’inchiesta che prevede tappe ben precise e documentate

Un movimento contro il deserto

Inspiegabile, immediata, totale, irreversibile. Così deve essere una guarigione per essere presa in considerazione dalla Chiesa come un miracolo. Sorprende poco che ci siano molti miracoli di don Luigi Giussani e uno più significativo degli altri, forse perché come un santo don Giuss è stato invocato dalla vox populi, soprattutto del suo popolo di Comunione e liberazione. È vero che il processo decisionale sarà lungo e rigoroso, ma vale molto la parola di monsignor Ennio Apeciti, postulatore diocesano della causa di beatificazione del servo di Dio, che dal Meeting di Cl a Rimini conferma ciò che aveva detto già in passato e cioè che ce n’è «soprattutto uno, che mi piacerebbe proporre alla Santa Sede come miracolo tipico». A decidere se un miracolo è veramente un miracolo sarà solo il Papa, alla fine di un’inchiesta che prevede tappe ben precise e documentate. Infatti anche Cl esprime «prudenza e cautela».

Può sembrare strano parlare di miracoli in un’epoca scientista e spesso incredula come è la nostra, eppure. «Io ne ho visti molti», assicura Apeciti dall’alto dei suoi lunghi anni da postulatore. «Ne sceglieremo uno, ben dimostrato, quello che ci dà più sicurezza. Lo faremo vedere a medici che ci daranno la garanzia scientifica dell’impossibilita dell’avvenuto» dice adesso Apeciti, prima di sottolineare ancora una volta che la strada per l’ufficialità è lunga e faticosa: «In Vaticano il dicastero delle Cause dei santi esaminerà di nuovo il caso con suoi medici, che devono essere esperti nel campo, e può anche sottoporlo ad esami ulteriori, mentre la Commissione teologica valuta se è garantito il collegamento dell’intercessione, ovvero se c’è il nesso certissimo tra la preghiera e il fatto inspiegabile. Questa documentazione viene consegnata ai vescovi del Dicastero che valutano se possono considerarlo un miracolo. Poi al Papa viene consegnato il dossier e l’unico che può dire sì o no è lui».

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