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La stanza di Feltri

Non bastano i libri a redimere gli uomini

Una professoressa di Lettere coinvolta in una vicenda di droga, morte e violenza rappresenta una contraddizione che colpisce soprattutto per il mestiere esercitato

Nella combo, da sinistra, Fabio Colapietro, Nicole Formichetti e Christian Matheus De Oliveira, Torino, 26 settembre 2026. FACEBOOK/INSTAGRAM +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Gentile Direttore Feltri,

mancava solo una professoressa di Lettere regista di un droga party della durata di 3 giorni, ove un uomo è stato ucciso e fatto a pezzi pare per futili motivi. Tra una maggioranza di persone fortunatamente perbene, esiste purtroppo anche una minoranza -si spera- numericamente più esigua- affascinata da un edonismo senza freni che sta conducendo verso il baratro le deboli menti che ci cascano. Da un’insegnante di Lettere, poi: chissà con quale entusiasmo avrà impartito lezioni in merito alla ricerca della salvezza dell’anima nell’Aldilà da parte di Dante Alighieri o alla regia della Provvidenza nelle tribolazioni umane da parte di un sincero credente quale Alessandro Manzoni. Forse sarebbe stata più adatta all’esegesi delle opere di Edgar Allan Poe...

Alberto Ferroni

Caro Alberto,

la vicenda che lei richiama è talmente assurda da sembrare scritta da un romanziere di cattivo gusto. E invece, purtroppo, siamo nella cronaca. Una professoressa di Lettere coinvolta in una vicenda di droga, morte e violenza rappresenta una contraddizione che colpisce soprattutto per il mestiere esercitato. Non perché chi insegna Dante debba essere un santo. Ma quando chi dovrebbe trasmettere cultura finisce dentro una storia di degrado estremo, il contrasto diventa inevitabilmente stridente. Da una parte abbiamo Dante, che accompagna il lettore attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Dall’altra una cronaca che sembra essersi fermata al primo dei tre. E Manzoni, con la Provvidenza che attraversa le vicende umane, rischia di apparire come un ospite capitato per errore alla festa sbagliata. Se bastassero i libri a redimere gli uomini, le biblioteche sarebbero affollate di santi e le carceri vuote. Il vero scandalo, semmai, è la distanza siderale tra certe parole che pronunciamo e certi comportamenti che siamo capaci di tenere. Parliamo di educazione, responsabilità, rispetto della vita. E poi scopriamo

che qualcuno può trasformare la propria esistenza in un laboratorio di autodistruzione. Edgar Allan Poe almeno aveva il buon gusto di lasciare i suoi orrori sulla pagina o di riservarli a se stesso. La cronaca, invece, non concede questa comodità. I morti sono veri, le famiglie sono vere e le conseguenze non si correggono con una gomma da cancellare. Resta però una cautela fondamentale. Non confondiamo una vicenda criminale con il ritratto di una generazione, di una categoria professionale o della società intera. Il problema è quella minoranza capace di scambiare l’assenza di regole per libertà. E qui Dante, Manzoni e perfino Poe possono aspettare. Prima dei libri viene una cosa molto meno elegante, ma assai più importante: capire che le proprie azioni hanno conseguenze. Persino quando ci si illude che la notte debba durare per sempre.

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