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Cronaca internazionale

Sánchez al bivio: quale sarà la sua prossima mossa. Il week end di riflessione tra proteste e vento di elezioni

Dopo la bocciatura dei decreti sulla casa, nel PSOE cresce la spinta per le elezioni anticipate. Le prime decisioni potrebbero arrivare domani

epa13224480 Spanish Prime Minister Pedro Sanchez (R) leaves after attending the government control session held at the Lower Chamber of the Spanish Parliament in Madrid, Spain, 09 September 2026. EPA/JJ Guillen

Il weekend di riflessione che il governo Sánchez si era riservato è ormai agli sgoccioli. Da domani Madrid dovrà decidere la direzione da prendere in seguito alla sconfitta dell’esecutivo sul decreto casa.

PP, Vox e Junts hanno votato contro entrambi i provvedimenti negoziati a lungo, facendo cadere il primo con 178 voti contrari e 172 favorevoli e il secondo con 184 no contro 166 sì. Soprattutto, il voto di Junts ha dimostrato quanto sia diventato difficile per la Moncloa contare sulla vecchia maggioranza d’investitura anche su provvedimenti negoziati a lungo con gli stessi catalani.

Nelle ultime ore una larga parte dei dirigenti socialisti e dei membri del Governo sta spingendo il premier verso la soluzione più drastica: sciogliere le Cortes e convocare elezioni anticipate. La prima data utile sarebbe domenica 29 novembre. Sánchez non avrebbe ancora comunicato la propria decisione e starebbe continuando le consultazioni, sebbene l’orientamento prevalente nel PSOE sarebbe ormai quello di andare alle urne

Il partito di Carles Puigdemont sostiene di non voler accettare politiche abitative che considera sbagliate per la Catalogna e, prima della votazione, aveva persino consegnato al Governo un documento alternativo di 59 pagine da utilizzare come base per un nuovo decreto. Dopo la bocciatura, i vertici hanno ribadito che Junts rimane disponibile a riaprire il negoziato sulla casa. Ma contemporaneamente il partito si prepara apertamente alle elezioni.

Dietro questa posizione c’è anche una battaglia tutta catalana. Junts deve recuperare terreno nei confronti del PSC e di ERC e, soprattutto, contenere la crescita alla propria destra di Aliança Catalana. Il partito sta infatti calcando la mano su immigrazione, sicurezza e casa, cercando contemporaneamente di recuperare la propria identità indipendentista e di formazione attenta agli interessi della proprietà e del tessuto imprenditoriale catalano. A complicare ulteriormente il quadro c’è l’atteso ritorno sulla scena proprio di Puigdemont, sul quale Junts punta per rilanciarsi nei sondaggi.

Junts può votare insieme a PP e Vox contro il Governo senza trasformarsi in un alleato stabile della destra spagnola. La formazione di Puigdemont, infatti, aveva già escluso nei mesi scorsi di sostenere una mozione di censura del PP contro Sánchez. Il suo obiettivo sembra piuttosto quello di recuperare autonomia politica. Sul fronte opposto, Alberto Núñez Feijóo sente avvicinarsi l’occasione che attende da tre anni. Il leader del Partido Popular ha sfidato apertamente Sánchez a convocare le elezioni.

Il problema per i popolari è che un’elezione trasformerebbe inevitabilmente il rapporto con Vox in una delle questioni centrali della campagna. Le rilevazioni raccolte dal modello elettorale di El País indicano attualmente un vantaggio molto consistente del blocco di destra: PP e Vox sfiorerebbero complessivamente i 200 seggi e raggiungerebbero la maggioranza in nove simulazioni su dieci.

Anche il PNV mantiene una posizione distinta da Junts. Sul pacchetto appena bocciato, i nazionalisti baschi avevano deciso di sostenere il primo decreto, quello contenente il nucleo principale delle misure, pur considerandolo insufficiente, mentre avevano annunciato il voto contrario al secondo. È un’altra dimostrazione della frammentazione della vecchia maggioranza: non esiste più un comportamento uniforme dei partner territoriali e ogni provvedimento richiede una trattativa autonoma.

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