Leggi il settimanale

Keenon Robotics e i robot di servizio: "In Europa siamo all’inizio, ma il futuro è un robot per tutti"

Keenon Robotics e i robot di servizio: "In Europa siamo all’inizio, ma il futuro è un robot per tutti"
00:00 00:00

Oltre centomila robot spediti in 70 Paesi e il 40% del mercato mondiale dei robot di servizio: Keenon Robotics, fondata a Shanghai nel 2010, è il produttore più grande al mondo nel settore. Ma quando si parla di Europa, il Vecchio Continente diventa un po’ come il Far West della corsa all’oro: selvaggio e inesplorato. Ne abbiamo parlato con il COO dell’azienda, Wan Bin, che sostiene che la sfida più grande non è la burocrazia, né la privacy, piuttosto è convincere la gente che i robot esistono già…

“Non vendiamo agli utenti finali, cerchiamo partner locali”

Il mercato europeo dei robot di servizio, quelli che lavorano in hotel, ristoranti e aeroporti, ha già mosso timidamente i primi passi e, nel caso di Keenon, l’azienda vende decine di migliaia di robot in Europa, un numero ancora piccolo rispetto alla Cina. “In Europa è ancora difficile vedere un robot”, spiega Wan Bin. “E la consapevolezza è il primo passo per vendere”.

La strategia dell’azienda per il mercato europeo non è quella di vendere direttamente ai clienti finali o aprire uno shop online. Keenon cerca partner locali che acquistano i robot, li noleggiano agli utenti per circa tre anni e gestiscono il servizio sul territorio. Sono i partner ad acquisire per primi i robot e a poter contare su un margine solido lungo l’intero periodo di noleggio, costruendo allo stesso tempo un vantaggio competitivo difficile da superare per chi entra dopo nel mercato.

Sul fronte della privacy e della gestione dei dati, che in Europa rappresenta spesso un ostacolo per le aziende tecnologiche cinesi, Keenon ha ottenuto le certificazioni ufficiali GDPR e CE-RED, che consentono la distribuzione legale dei suoi robot nei mercati europei. La collaborazione con partner di sul territorio, poi, aiuta a rafforzare la conformità alle leggi, alle normative locali e alle aspettative dei clienti, e la tutela della privacy e dei dati è affidata a un team interno dedicato, responsabile della conformità in tutti i mercati in cui Keenon opera.

“Nei video i robot sembrano perfetti. Nella realtà non è così”

La vera sfida, più della burocrazia e più della concorrenza, è un problema di percezione. Le persone scoprono i robot attraverso i video sui social, dove appaiono veloci, precisi, quasi infallibili. E spesso sono robot umanoidi, solo la punta dell’iceberg del settore della robotica.

Poi li vedono dal vivo e restano deluse. “Le aspettative sono troppo alte”, ammette Wan Bin senza giri di parole. “Dobbiamo educare i clienti su cosa un robot sa fare e, soprattutto, su cosa non sa ancora fare”.

Si tratta di una posizione insolita per un player del settore: riconoscere apertamente che il prodotto, per quanto avanzato, è ancora lontano dall’immagine che il marketing ha costruito intorno a lui. L’azienda usa la metafora di un bambino: l’hardware, la meccanica, i sensori, il movimento, sono già a un livello maturo, ma l’intelligenza, specie per i robot umanoidi a cui si chiede di fare qualsiasi cosa, deve crescere. E per farlo ha bisogno di dati.

Keenon ha un vantaggio strutturale in questo: centomila unità operative in tutto il mondo sono centomila fonti di apprendimento quotidiano. Nessun concorrente ha una flotta paragonabile già distribuita in scenari commerciali reali.

“Il futuro? Un robot in ogni casa”

Sul futuro a lungo termine, la visione è ambiziosa: un robot per ogni persona, esattamente come la TV prima, il computer dopo, gli smartphone oggi… Ma il percorso è graduale e il COO non si lancia in proclami affrettati. Prima, infatti, bisogna dimostrare che i robot funzionano bene negli ambienti standardizzati, come hotel e ristoranti, dove le variabili sono controllabili. Qui l’azienda è già avanti e in Cina è facile vedere robot di servizio che affrontano con precisione anche gli scenari più complessi.

Il passo successivo è quello dell’ambiente domestico, difficile da programmare in laboratorio perché ogni casa è diversa e nessuno spazio è uguale a un altro. “Stiamo lavorando per completare il primo passo”, spiega uno dei responsabili. “Ma la direzione è chiara: alla fine, ognuno avrà un robot domestico in grado di svolgere più compiti”.

In attesa di quel futuro, basta guardarsi intorno (anche in Italia) per capire come tutti abbiamo iniziato ad avere un robot in casa. Sono gli insospettabili robot lava e aspira pavimenti, definiti come “robot per uno scopo specifico” perché non fanno altro che pulire.

Certo, questi robot sono dei dischi poco appariscenti e lontani dall’immaginario fantascientifico, per questo arrivare al robot

domestico è un percorso che va seguito per gradi e richiede di educare il pubblico, di far sapere alla gente che i robot esistono, che lavorano già oggi in migliaia di luoghi nel mondo e no, non sono quelli dei film…

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.

A partire dal 23 luglio sarà necessario aggiornare la password del tuo account.
Segui la procedura guidata "Hai dimenticato la password?", tutti i dati e le informazioni del tuo profilo rimarranno invariati.

A partire dal 23 luglio sarà necessario aggiornare la password del tuo account.
Segui la procedura guidata "Hai dimenticato la password?", tutti i dati e le informazioni del tuo profilo rimarranno invariati.

Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica