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L’AI communism cinese spiegato a chi pensa che K3 sia una montagna

Non un semplice chatbot, ma un modello open weight da 2.800 miliardi di parametri: così Kimi K3 rilancia la sfida cinese agli Stati Uniti e cambia gli equilibri dell’intelligenza artificiale

L’AI communism cinese spiegato a chi pensa che K3 sia una montagna
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L’altro ieri stavo guardando il TG1, e tra un servizio sulla guerra in Iran, il caso Roggero, il picco del caldo e le posizioni politiche di governo e oppozione e campo largo e campo stretto, ce n’era anche uno sul pericolo cinese di Kimi K3, e mamma e suocera hanno detto “Non era il K2 la montagna?”, “Il K2 non è in Cina, l’hanno conquistato?”, e io stesso ho pensato: che ne sa lo spettatore che non si interessa di AI di Kimi K3, open weight, i 2.800 miliardi di parametri («hanno comprato il K2 per 28.000 miliardi?»), e via dicendo?

Anche perché, per quanto riguarda l’AI, la sfida cinese all’Occidente, e agli Stati Uniti in particolare, verissimo, è stata lanciata con Kimi K3, ma per capire cosa implica bisogna esserci un minimo dentro o dedicargli una trasmissione di tre ore. E no, non è un semplice chatbot come DeepSeek, che molti, per fare gli alternativi, usano al posto di ChatGPT o Claude, peccato che DeepSeek su molti temi geopolitici sia censurato anche per gli utenti occidentali (mi è sempre difficile immaginare un utente occidentale che sceglie un modello censurato per fare il figo e non lo scemo).

Insomma, qual è la sfida cinese rappresentata da Kimi K3 in sintesi? L’hanno già chiamato “AI communism”, comunismo dell’intelligenza artificiale: mentre le aziende americane tengono chiusi e proprietari i loro modelli migliori, la Cina comunista mette in circolazione Kimi K3 come modello open weight. Cosa significa? Significa che rende disponibili i suoi pesi (la struttura numerica appresa durante l’addestramento) così che aziende e ricercatori possano modificarlo, adattarlo, specializzarlo e farlo funzionare sui propri server. K3 ha 2.800 miliardi di parametri (non 2.800 miliardi di nozioni): sono altrettanti valori matematici che regolano il modo in cui elabora le informazioni. Non li usa tutti insieme, attiva di volta in volta solo le parti necessarie.

È quindi un’enorme infrastruttura AI aperta e adattabile che, secondo i primi benchmark, in alcuni compiti si avvicina ai modelli americani più avanzati, soprattutto nel coding e nei lavori complessi svolti in autonomia, e è potenzialmente anche un rischio per la cybersecurity, visto che, a detta di Moonshot, compete con i modelli migliori di OpenAI e Anthropic.

Questo preoccupa gli Stati Uniti (e di conseguenza dovrebbe preoccupare anche noi): non tanto che K3 sia già il migliore in assoluto, piuttosto che possa diventare abbastanza potente per moltissime imprese, plasmabile a piacere (più o meno), costare meno e soprattutto non dipendere da OpenAI, Anthropic o Google. L’America vende l’accesso all’intelligenza, la Cina prova a distribuire la macchina a tutti (ecco perché “comunismo”).

Se non siete sviluppatori lasciate perdere, preoccupatevi e basta della guerra delle AI (senza pensare a Terminator, sarà meglio e peggio). Se siete gli alternativi neppure fa per voi, anche perché Kimi in versione chatbot, con K3, ha gli stessi problemi di DeepSeek: basta chiedergli “a chi appartiene Taiwan?” e vi dà la stessa risposta: “Non posso aiutarti con questo, parliamo d’altro”. Per parlare con un modello censurato e sentirvi l’occidentale antioccidentale tenetevi DeepSeek o il Kimi normale, il vero problema sarà chi potrà usare K3 e personalizzarlo e sguinzagliare agenti per fargli fare quello che vuole.

Comunismo nella distribuzione, in sostanza stanno esportando un sistema anarchico per renderci la vita difficile. Tanto chi lo userà non gli chiederà niente su Taiwan, e per tutti gli altri K3 resterà il nome di una nuova montagna conquistata dalla Cina.

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