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Pistole, West e... letteratura. Un eroe non solo da fumetto

Un saggio racconta come il "papà" del ranger Gianluigi Bonelli si sia ispirato ai grandi romanzieri

Pistole, West e... letteratura. Un eroe non solo da fumetto

Tex cavalca, insegue banditi, spara. Certamente non legge libri e non scrive: è lui stesso ad affermare di cavarsela meglio "con le pistole che con le penne". Eppure, è un personaggio che nasce da un mondo d'inchiostro. È da questo scarto inatteso che prende avvio il saggio di Daniele Clarizia, Tex. La letteratura più veloce del West (Luni Editrice, pagg. 192, euro 22), che svela la trama culturale nascosta all'interno delle storie del ranger bonelliano, ricostruendo le radici letterarie di un successo lungo quasi ottant'anni. Quando, nel 1948, dà vita a Tex Killer (questo il nome che compare nella prima sceneggiatura, subito cambiato per evitare problemi con la censura), Gianluigi Bonelli 1908-2001) non è ancora stato negli States. Il suo è un West mutuato dalle pellicole di Hollywood, da Ombre rosse di John Ford a La conquista del West di Cecil B. DeMille, ma soprattutto da collane economiche di libri di avventura come Romantica di Sonzogno e Scala d'Oro di Utet. Il ranger bonelliano non si muove solo tra deserti polverosi e saloon affollati, attraversa in realtà un fiume di pagine scritte da una pluralità di autori, noti e meno noti, che Bonelli e gli sceneggiatori successivi traducono in strutture narrative, personaggi, temi e atmosfere. È questo paesaggio nascosto che Clarizia esplora nel suo saggio, restituendo al fumetto dell'eroe una profondità spesso ignorata.

Tex è ancora oggi una lettura irrinunciabile per migliaia di persone: si stimano circa 150.000 copie vendute al mese per la serie regolare. A cui vanno aggiunti gli spin-off, i numeri speciali, le ristampe... Numeri da capogiro. Si tratta di un fenomeno editoriale senza paragoni in Italia, per durata e diffusione, in concorrenza con icone globali come Topolino, la cui prima storia a fumetti è datata 1930, Superman (1938) e Batman (1939). E pensare che all'inizio Tex era quasi un'idea di scarto!

Nel secondo dopoguerra, mentre il Paese si sta risollevando, l'editoria italiana batte nuove strade. Tea Bertasi, che dirige l'editrice Audace, per rilanciarla propone al disegnatore Aurelio Galleppini di lavorare alle storie di un nuovo eroe di carta creato dall'ex marito Gianluigi Bonelli: Occhio Cupo. Il progetto prevede un innovativo formato ad albo gigante, estremamente curato nella veste grafica. Galleppini accetta, si trasferisce a Milano. Nel frattempo, Tea Bertasi chiede a Bonelli un secondo personaggio, da pubblicare a strisce in edizione economica. Tex nasce così, come prodotto di rincalzo, con Galleppini che lo disegna nei ritagli di tempo. Il 30 settembre 1948, nella storia Il totem misterioso, Tex pronuncia la sua prima battuta: "Per tutti i diavoli, che mi siano ancora alle costole?". Destino vuole che Occhio Cupo, eroe troppo sofisticato per quel preciso momento storico, cessi le pubblicazioni poco dopo, lasciando il più schietto Tex (un giustiziere solitario dai modi spicci) libero di scorrazzare nelle praterie fino a diventare la leggenda che tutti conosciamo.

Clarizia restituisce dunque centralità alla figura di Tea Bertasi: una donna con spiccate doti imprenditoriali e una sensibilità editoriale non comune, che intuisce le potenzialità di un'idea inizialmente marginale e la sostiene fino a renderla un pilastro della cultura popolare italiana. Ma un tale successo, che ormai somma quasi ottant'anni di uscite in edicola, non può essere frutto solo di abilità commerciali: l'autore del saggio dimostra come le storie del ranger si basano su una struttura narrativa forte, nutrita da fonti letterarie riconoscibili e non. È il fulcro del libro, che prende le mosse dai riferimenti culturali di Gianluigi Bonelli per poi esaminare come i successivi sceneggiatori di Tex si sono mossi all'interno del cosiddetto modello Bonelli, un framework che ancora perdura.

"Tex sono io", amava ripetere Gianluigi Bonelli, papà del personaggio e autore di ogni sua storia fino alla metà degli anni Settanta. Le avventure di Tex sono un crocevia in cui si intrecciano letteratura, cinema e storia. Come Emilio Salgari, Bonelli racconta di luoghi che non ha mai visitato: lo aiuta il cinema western, allora estremamente in voga, a ricostruire scenari e a carpire spunti per trame e personaggi. Ma è soprattutto dalla letteratura che Bonelli assorbe e rielabora. Lettore onnivoro, ben conosce classici della narrativa d'avventura e del fantastico dell'Ottocento e della prima metà del Novecento: Alexandre Dumas, Victor Hugo, Robert Louis Stevenson, James Fenimore Cooper, Zane Grey, Edgar Allan Poe, Herman Melville, Jack London, ovviamente Salgari. Sono gli autori di riferimento anche di un altro grande del fumetto, Hugo Pratt. Pure Bonelli non disdegna una certa produzione di genere, pubblicata in collane economiche. L'indagine di Clarizia fa riemergere i nomi di Louis L'Amour, Max Brand, Henry Rider Haggard, Brian Oswald Donn-Byrne, James Oliver Curwood, Rafael Sabatini, Bret Harte, Emma Orczy. I loro romanzi forse non sono dei capolavori, di certo costituiscono una fonte a cui attingere a piene mani.

A metà degli anni Settanta Gianluigi Bonelli cede il testimone al figlio Sergio, già sceneggiatore di Zagor e Mister No dietro lo pseudonimo di Guido Nolitta. Il debutto su Tex avviene nel 1976 con il numero 183 (Caccia all'uomo). Gianluigi continua a scrivere storie l'ultima è datata 1991 - supervisionando il lavoro degli sceneggiatori fino alla scomparsa, avvenuta nel 2001. Il personaggio rimane così cristallizzato nella sua etica, nelle movenze, nelle battute, in un modello che si ripete immutato. Seguono altri due importanti sceneggiatori: Claudio Nizzi, che comincia la sua collaborazione nel 1983 e per trent'anni e trentamila tavole sarà un fedele prosecutore del modello Bonelli, e Mauro Boselli, che prende in mano la testata nel 1994 e ne diventa curatore dal 2012 al 2025.

La serie regolare è ora affidata a Pasquale Ruju.

Ancora oggi Tex continua a cavarsela meglio con la colt che con la penna. Ma il saggio di Clarizia dimostra che, senza quelle penne, probabilmente non sarebbe mai diventato una leggenda.

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