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È caccia al secondo killer. "Premeditato l'omicidio"

Milano, per il caso della stazione Certosa la polizia è sulle tracce di un 20enne argentino, fuggito all'estero

È caccia al secondo killer. "Premeditato l'omicidio"
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C'è un secondo ragazzo, argentino di vent'anni scarsi, destinatario di un provvedimento di fermo firmato dal pm Elio Ramondini e dall'aggiunta Bruna Albertini per l'omicidio del 22enne Gianluca Ibarra Silvera, la sera di martedì 26 maggio alla stazione Certosa. Il giovane sudamericano al momento è irreperibile, probabilmente già all'estero. Lo cercano ancora gli investigatori della Squadra Mobile guidati dalla funzionaria a capo della sezione "criminalità straniera", Chiara Nocera e dal dirigente Alfonso Iadevaia.

Venerdì era toccato al primo: Jefferson Smit Echevarria Verano, peruviano di 19 anni residente a Canegrate (Mi), chiuso a San Vittore dopo un fermo per omicidio aggravato. Precedenti per rapina, un "soggiorno" in comunità, silenzio ostinato davanti agli investigatori della Mobile. Due pedine dello stesso branco, insomma, ma solo una già in gabbia.

Il branco apparve alla stazione di Certosa alle 19.25. Diciassette ragazzi poco più che maggiorenni, tutti vestiti di nero, tutti "Latin King", almeno a sentire loro. In realtà scimmiottano i "pandilleros" da quattro soldi nati a Chicago negli anni Quaranta, mentre loro sono finiti nella periferia Nord di Milano a "conquistare" il territorio lasciando "LK" sui muri e sui cartelli tra Certosa e Villapizzone.

Alle 21.50 passarono per caso Gianluca con il fratello Gianfranco, di due anni più piccolo, mentre accompagnavano il padre e la compagna verso casa. Alle 22.15, individuati i tre sulla banchina del binario 5, i diciassette si disposero lungo quella del binario 1 controllando le vie di fuga, poi attraversarono i binari alla spicciolata. Prima li minacciarono strisciando bottiglie di vetro per terra e frugando nei pantaloni e nei borselli, poi, quando le vittime spaventate iniziarono a scappare verso Villapizzone, li inseguirono lanciando sassi e bottiglie.

Gianluca inciampò mentre fuggiva e cadde: fu allora che il gruppo lo circondò e, mentre era a terra, si accanì su di lui con pietre, coltelli e cocci di bottiglia. Colpito una trentina di volte a tronco, braccia e gambe. I pm contestano la premeditazione, reato che può portare all'ergastolo, e l'accanimento sul ragazzo caduto. Il resto della gang diede manforte, inutile ma purtroppo molto compatta.

Terminato l'assalto, trascinarono il corpo martoriato per alcuni metri e lo gettarono in una stretta intercapedine tra i binari e la cinta della stazione, dove fu ritrovato. Il fratello, nascosto a poca distanza, assistette alla scena. La sua testimonianza, unita alle immagini delle telecamere e alla geolocalizzazione dei telefoni, ha inchiodato gli aggressori tra le 19.25 e le 22.19. Inutili i tentativi di rianimazione: Gianluca morì al Fatebenefratelli alle 23.30.

La banalità del male in questo caso non ha neppure la dignità della tragedia. È solo noia pomeridiana trasformata in ferro, sguardi in cagnesco tutto il giorno, bottiglie lanciate come preludio stupido. Due gruppi di maschi annoiati che si odiavano senza conoscersi, in una stazione di cemento armato che nessuno voleva davvero.

La Mobile ha identificato altri sei ragazzi, tutti perquisiti venerdì. Tra questi c'è Omar Jair Rey Cordova, ventenne trapper noto come Reyomar su TikTok, Yo-Rey su Instagram, Reystreetbandana con 10mila follower. A casa loro sono stati trovati abiti della sera dell'omicidio e segni di affiliazione ai Latin King. Il concorso appariva evidente, eppure la Procura ha scelto fermi mirati.

Resta il fatto che Gianluca è morto per niente. Per uno sguardo di troppo, per una conquista da quattro soldi di una banchina desolata.

Il secondo ragazzo è ancora in fuga, fantasma tra aeroporti e casermoni. E le stazioni continuano a generare nuovi pretendenti al trono di un regno di immondizia. Il male è piccolo, coordinato, stupido: diciassette sagome nere pronte a uccidere per sentirsi vivi in mezzo al nulla.

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