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Musica

“Per fortuna i tormentoni tormentano molto meno”

L’artista Fabio Rovazzi ha pubblicato il brano “La costiera amalfitana” con Arisa e Nino D’Angelo. “La leggerezza è uno sport complicato perché si rivolge a un pubblico che è sempre preoccupato”

Fabio Rovazzi

Rovazzi ormai l’estate pop non inizia senza di lei.

«E sono contento di come è stato accolto il brano La costiera amalfitana».

Rovazzi, Arisa e Nino D’Angelo.

«Nino sta facendo cose completamente diverse ma è salito a bordo lo stesso».

È lui a cantare (in napoletano) un verso ormai cult di questa stagione: «A Costiera amalfitana nun t’’a può purtà a Milano», non puoi portarti a Milano la costiera amalfitana.

«E la frase è proprio sua. Attenzione, non voglio fare alcun tipo di appropriazione culturale».

Cioè?

«Negli ultimi anni molti sono saliti sul carro napoletano ma questo verso rende proprio l’idea del rispetto verso quella terra: Bravi fatevi pure le vacanze in costiera ma questa è casa nostra».

Quando ha pubblicato il sorprendente Andiamo a comandare, giusto dieci anni fa, il milanese Fabio Rovazzi era un «nerd» popolarissimo in rete ma sconosciuto al grande pubblico. Ora è rimasto un «nerd» ma è straconosciuto anche al grande pubblico e, passo dopo passo, ha creato una bella e rassicurante ritualità pop fatta di sorprese, intuizioni, incontri imprevisti. Nel brano Volare del 2017 aveva chiamato Gianni Morandi, nel video di Faccio quello che voglio del 2019 c’era una passerella di ospiti tra quali pure Terence Hill, Gigi Marzullo ed Enrico Mentana, in La discoteca italiana cantava con Orietta Berti e via elencando. Stavolta si è sdoppiato ma sempre in trio... Da una parte la canzone estiva, ossia La costiera amalfitana, e dall’altra il programma estivo, ossia Battiti Live che per tutto luglio ha co-condotto su Canale 5 con Ilary Blasi e Daniele Battaglia. Con una disinvoltura anche questa imprevista.

La sua prima volta in tv con Pippo Baudo fu nel 2018 e lì era davvero un debuttante allo sbaraglio.

«Pippo aveva quella dote innata di iniziare le persone. Continuavo a chiedergli consigli e avrebbe anche avuto tutto il diritto di mandarmi a quel paese. Forse se non ci fosse stato lui, io non sarei dove sono».

Rovazzi e la tv.

«Il mezzo televisivo è l’opposto di quello da cui arrivo io. Però, quando ho visto la prima volta la lucina rossa della telecamera accendersi, ho detto figata, questo è quello che voglio».

Ma lo fa con cautela.

«Con la tv entri a casa del pubblico, che deve abituarsi a vederti. Ho visto fare il grande salto con troppa velocità e farsi molto male».

Però la sua ragione sociale resta la musica.

«Mah, io sono un outsider, non so se sono un cantante. L’altro giorno ho visto un commento su YouTube sotto il mio video che mi ha fatto molto ridere».

Quale?

«Dai, ancora cinque anni e potrai fare un disco intero con tutti i brani singoli che hai pubblicato».

Giusto, perché non pubblica un disco?

«Per fare un disco ci metto tutto me stesso, non riesco a fare brani filler, brani riempitivi. Quindi devo trovare il tempo e la concentrazione giusti. Io comunque sulla lavagna ho un elenco di dodici brani, poi vediamo...».

Potrebbe andare al Festival di Sanremo.

«Sì potrei fare il truccatore di Stefano De Martino». (sorride -ndr)

Si è candidato per la prossima edizione?

«No, non ho mandato brani. Mi spaventa cantarci. Ma mai dire mai».

Ora c’è La costiera amalfitana.

«Sta andando da dio, è stato primo in tendenza su YouTube, faccio parecchie date in giro, me la sto godendo».

Però l’epoca dei «tormentoni» sembra un po’ appannata.

«È una questione di cicli. In questo ciclo la musica rispecchia un po’ lo stato d’animo degli ascoltatori e quindi è in tono minore. Dopotutto ognuno di noi respira il clima che c’è intorno».

I tormentoni sono diventati tormentini.

«Forse tormentano per meno tempo. Si è perso il concetto di resistenza stagionale di una canzone».

A proposito di tempo, nella Costiera amalfitana Arisa canta il verso «E faccio piccolissimissime le ore» con uno stile quasi anni Cinquanta.

«Quel ritornello era lì da cinque anni e non siamo mai riusciti a registrarlo. Stavolta l’ho chiamata e le ho detto che dici, vogliamo provare a farlo?. E, quando l’ha cantato, sembrava nuovo di zecca».

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