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Conte nega le trame e offende. Ma le carte lo smentiscono

L'ex premier contesta "il Giornale" sull'aiutino di Alpa per togliere il M5s a Grillo. L'intercettazione: "Aiutiamolo a organizzare il partito"

Conte nega le trame e offende. Ma le carte lo smentiscono
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"Ricostruzioni arbitrarie e fantasiose", "Guido Alpa non ha mai tramato nelle vicende M5s", "dietro allusioni livide e pretestuose c'è la fragilità professionale di certo giornalismo". Giuseppe Conte non ha preso bene la ricostruzione offerta ieri dal Giornale, dalla quale emergerebbe un ruolo del suo mentore Guido Alpa nella vittoriosa scalata dell'ex premier a M5s, strappato al fondatore Beppe Grillo, il comico che rivendica la proprietà di nome e simbolo.

Purtroppo le fonti giudiziarie della ricostruzione sono autentiche e verificate, talmente potenti da smontare non solo la versione dell'ex premier e anche capaci di ricostruire la vera trama dei rapporti intorno allo studio Alpa, intercettato durante il periodo Covid. Già, perché a parlare con colui che Conte definisce "giurista brillante e raffinato" è uno dei discepoli del mentore di Conte, vale a dire Luca di Donna. Sì, proprio l'avvocato che si sarebbe offerto come "mediatore" con la struttura commissariale di Domenico Arcuri per la compravendita delle mascherine, mascherando la sua moral suasion attraverso un ritocco dei prezzi dei dispositivi. Come confermerà oggi in commissione Covid uno degli imprenditori che a lui si è rivolto durante la pandemia.

La telefonata tra Alpa e di Donna è del 2 aprile 2021. Conte ha perso Palazzo Chigi da un paio di mesi, proprio il giorno prima è stato il suo "gran ritorno sulla scena" con la diretta streaming da 100mila like e soprattutto con la scelta di stare col Pd nell'area "progressista e riformista alternativa al centrodestra" e del ripensamento dei rapporti con Rousseau e Davide Casaleggio in cambio di un possibile addio al tetto ai due mandati, che invece Grillo aveva ribadito. I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma che ascoltano i due annotano: "Alpa e di Donna discutevano sull'operato di tale Giuseppe che si comprendeva essere l'ex presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte. I due riflettevano su come potessero aiutare Giuseppe nell'organizzazione di un partito".

Quale? È pacifico si parli del nuovo M5s 2.0. Alpa chiede a di Donna: "...Se poi se vuoi dargli una mano ad organizzare il partito?". Di Donna: "Eh si io... capito... di opportunità ce ne ho diverse dal punto di vista anche di adesioni, di cose, insomma di persone". E Alpa insiste sul punto, parlando al plurale: "Poi un giorno dovremo andarlo a trovare per parlare di questo, puoi andare tu separatamente...", con di Donna che acconsente e aggiunge "eh ci ho tre ass... tre associazion... ci ho poi un sacco di... un sacco di persone". La conversazione si interrompe.

Dunque, da questo brogliaccio che la Procura di Roma non ha ritenuto interessante, emerge che Alpa aveva in mente di aiutare Conte a rilanciare i Cinque stelle chiedendo a di Donna - persona da cui Conte ha voluto prendere le distanze dopo le accuse riferite alle mascherine - di portare nuovi iscritti e associazioni". Ma c'è una postilla molto interessante che i carabinieri annotano e che non sarebbe mai stata collegata alle indagini sulle mascherine. "Sempre con riferimento ai rapporti intrattenuti con le istituzioni dagli avvocati di Donna e Gianluca Esposito (l'altro legale dello studio Alpa che si era offerto di mediare con Arcuri in pandemia ad alcuni imprenditori, ndr), si segnala il "eguente sms, inviato, in data 12.3.2020 alle ore 8,51, da Esposito all'avvocato Alpa: "Caro Guido, ecco il numero di Domenico Arcuri, 33X 56XX se fai a lui un flash su di me per supportarlo ne sarà felicissimo. Grazie a presto".

Quindi, il mentore Alpa conosceva di Donna, gli aveva chiesto di dare una mano a Conte per rilanciare i Cinque stelle e farne "il partito" dell'ex premier e a lui Esposito avrebbe dato il cellulare di Arcuri per metterlo in contatto il 12 marzo 2020, pochissimi giorni dopo il primo lockdown e prima dell'affaire mascherine cinesi farlocche da 1,2 miliardi con vari mediatori legati ad Arcuri. Ma questa è, per ora, un'altra storia...

Nello studio Alpa, per chiudere il cerchio, era di casa anche il notaio Alfonso Colucci - eletto nel listino M5s blindato e agguerrito fan di Conte in commissione Covid - uno dei pochissimi ad aver partecipato fisicamente agli scontri privati tra Conte e Grillo sulla leadership. È lui ad aver redatto gli statuti M5s nel 2021 che hanno spianato la strada a Conte, è lui ad aver certificato come notaio il voto degli iscritti M5s sullo stesso statuto (che il tribunale di Napoli contesterà, accusandolo di "errati riferimenti normativi", ma tant'è...

) ed è lui ad aver collaborato al Commentario Ipsoa al Codice Civile curato da Guido Alpa e Vincenzo Mariconda (edizione 2013, Wolters Kluwer), di cui si vanta nel curriculum.

Non sappiamo se anche queste ricostruzioni verranno giudicate "pretestuose", ma sui protagonisti delle trame che durante la pandemia hanno probabilmente fatto fuori Grillo è caduta la maschera. Anzi, la mascherina.

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