L’idea di federare la sinistra nel Campo largo si sta mostrando fallimentare prima ancora che i partiti possano anche solo sedersi al tavolo per provare a stilare un programma comune. E non è certo una novità che la sinistra fallisca in questo tentativo. Tutte le prove fatte finora negli anni sono naufragate senza appello, perché l’errore della sinistra è sempre lo stesso: l’ammucchiata elettorale allo scopo di battere il centrodestra alle elezioni ma senza una piattaforma realmente condivisa, dove tutti cercano di accaparrarsi la leadership della coalizione. Il risultato è la sinistra ancora una volta nel caos, senza guida e senza leader veri.
Che Giuseppe Conte ed Elly Schelin se la stiano contendendo non è una novità, sono persino pronti a fare le primarie e a scontrarsi fra di loro per di averla. Ma quello che evidentemente non avevano messo in conto è che anche Avs sembra avere mire verso la leadership. “Schlein o Conte? Serve responsabilità, perché non siamo di fronte a una corsa podistica”, ha detto Nicola Fratoianni in un’intervista che verrà pubblicata domani, lunedì 10 agosto, sulle prime pagine dei quotidiani del Gruppo Corriere in edicola: Corriere dell’Umbria, Corriere di Arezzo e Corriere di Siena. A raccogliere le parole del leader di Sinistra italiana è stato il direttore Sergio Casagrande, al quale Fratoianni ha anche detto che Conte e Schlein “sono due figure che hanno tutti i titoli per candidarsi al governo del Paese” ma “non escludo che Avs possa esprimere una sua proposta”. Non dice se possano essere lui o Angelo Bonelli e non dice nemmeno se in quel caso ci sarebbero le primarie prima delle primarie ma, con questa intervista, intanto mette la pulce al presidente del M5s e alla segretaria del Pd: non ci siete solo voi.
“Il tema di chi arriva primo non può essere prioritario rispetto all’obiettivo di vincere le elezioni”, ha spiegato ancora Fratoianni, secondo il quale “non si può restare fermi in attesa che il nodo si sciolga. Perché se dovesse crescere la percezione” perché, se tra gli elettori cresce la “difficoltà di sciogliere un nodo che ha a che fare solo con ambizioni personali, comunque legittime, potrebbe nascere un problema per far comprendere la vera efficacia di una proposta alternativa”. Eppure questa è la storia del Campo largo, che da sempre fa alleanze meramente di scopo per raccogliere i voti necessari a vincere un’elezione e poi crolla perché i suoi componenti non trovano l’accordo. È così che l’Italia ha avuto anni di instabilità.
