Fino ad alcuni anni fa, a portare un fiore sulle tombe dei nostri minatori morti a Marcinelle ci pensavano solo i «figli» politici di Mirko Tremaglia, primo ed unico ministro per gli italiani nel mondo (sotto il governo Berlusconi) e il CTIM, i Comitati tricolore fondati nel 1969 dallo storico esponente bergamasco di destra, oggi guidati dal senatore di Fdi Roberto Menia. Dall’Italia, poi, arrivavano gli iscritti all’Ugl e le associazioni di reduci e familiari delle vittime. Ma ad un certo punto l’universo della sinistra ha capito che quella narrazione di Bois de Cazier poteva essere funzionale e ha iniziato a schierare le truppe cammellate: l’Anpi, la Cgil e tutta la costellazione di associazioni che ogni anno coglie l’occasione dell’8 agosto per mettere un pezzettino di cappello sulla tragedia dei minatori italiani. E appropriarsene subdolamente.
Mai una parola, ovviamente, sulle condizioni in cui quei minatori lavoravano: al buio, poi con le lampade a olio (pericolosissime perché infiammabili) e poi con i canarini. Si, perché i pennuti fin quando cinguettavano a decine di metri sottoterra voleva dire che c’era ancora aria respirabile, mentre se improvvisamente tacevano era il caso di darsela a gambe e risalire al più presto in superficie. Senza dimenticare le condizioni contrattuali pattuite dall’allora governo italiano con quello belga: manodopera a basso costo (e tutto sommato sacrificabile) in cambio di carbone. Roba da far accapponare la pelle.
Tremaglia raccontava con commozione tutto questo ma anche con dispiacere vero.
Oggi l’indecente uso politico della memoria di Marcinelle da parte di chi se ne è sempre fregato porta in grembo anche altro, perché la sinistra mescola torbidamente, a Marcinelle, migrazioni, lavoro e resistenza. Come se le tre questioni fossero minimamente associabili e intrecciate al quadro di oggi. Che, piaccia o meno a Landini & Co è completamente diverso. Ieri i giovani del Mezzogiorno andavano in Belgio o negli Usa per costruire. Lo dimostrano le numerose storie di successo di tanti imprenditori che, nel vecchio come nel nuovo continente, si sono affermati.
Ieri sulla piazza antistante l’ingresso della miniera abbiamo ascoltato improbabili parallelismi con temi come l’accoglienza, la sicurezza, il fascismo. Cavalli di battaglia buoni per tutte le (loro) stagioni. La sinistra ha il debole per le storie o gli eventi e vuole determinarli: come fatto dal Pd quando ha tentato di decidere scaletta e telecronisti delle Olimpiadi Milano-Cortina. L’evento è l’occasione per accendere una polemica contro il governo Meloni. Prima il caso Ghali, ora nel mirino della sinistra finisce la telecronaca del direttore di Raisport Paolo Petrecca.
Ma insomma. I flussi migratori che oggi premono sulle frontiere europee sono altro e vanno analizzati con gli occhiali della geopolitica, non certo con quelli di chi, con un fazzoletto rosso al collo, urlava brindisi anti Meloni in un pub di Bruxelles o animava la pastasciutta antifascista.
