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Roggero, la moglie: "Mario dipinto come pistolero, non è un violento. Temiamo ancora di essere rapinati"

Mariangela Sandrone: "Mi ha detto che lo hanno messo in una cella piccola. Ci siamo dimenticati ciabatte e costume. Ma non siamo pratici di carceri..."

Roggero, la moglie: "Mario dipinto come pistolero, non è un violento. Temiamo ancora di essere rapinati"
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"Abbiamo parlato solo per dieci minuti, le telefonate dal carcere hanno un limite di tempo". La signora Mariangela racconta al Giornale i primi giorni dopo l'ingresso nell'istituto di Bollate di suo marito Mario Roggero. Ogni risposta ha bisogno di pause. Il fiato va spezzato. Il gioielliere è stato condannato a 14 anni in via definitiva per l'omicidio di due rapinatori. Le modalità con cui le è consentito di chiamare il marito - racconta la donna - sono un po' estranianti. "È stato un colpo, faccio fatica anche a essere concentrata per rispondere alle domande delle interviste", premette.

La famiglia di Grinzane Cavour non aveva mai avuto a che fare con gli istituti penitenziari: "Sapevamo che esistessero ma non avevamo mai avuto il bisogno di immaginarceli". Mariangela Sandrone, gioielliera, non è ancora riuscita ad andare a trovare l'uomo: "È la prima volta che ci sentiamo con queste modalità: io a casa e lui in carcere. Non avrei mai immaginato di arrivare a quasi settant'anni e di trovarmi in questa situazione". L'uomo, con cui è sposata da 50 anni, è riuscito a comunicarle cosa gli serve: ha bisogno del "costume per la doccia", di ciabatte che non siano "infradito" e di un accappatoio "meno pesante". La valigia è stata fatta in fretta e furia e l'inesperienza ha giocato qualche scherzo.

Il professor Sergio Novani, analista processuale che guida insieme all'avvocato e professore Marcolini il collegio difensivo, sta studiando il modo di far uscire il settantaduenne il prima possibile. Poco dopo l'ingresso in carcere, il professore ha chiesto scusa al suo assistito per non aver evitato lo scenario peggiore. "Dovete essere forti", gli ha risposto il condannato. La battaglia comincia ora.

La cella - racconta la signora - è "molto piccola". "Mi ha chiesto delle figlie e delle nipoti".

Già la famiglia, il primo pensiero del gioielliere, persone a cui è stata stravolta la routine. Ha contribuito la condanna di Mario Roggero, sì, ma anche quella maledetta rapina al negozio. "Dopo il primo borseggio, arrivato dopo 39 anni dall'apertura, pensavo che non sarebbe più successo. Invece, cinque anni dopo, è arrivata un'altra rapina". Quando Roggero ha sparato e ucciso due ladri, in negozio c'era anche sua figlia Laura. "Si è licenziata - osserva la signora Mariangela - e ha dovuto reinventarsi un'altra attività da zero. Nessuno considera quanto quella vicenda abbia cambiato pure la sua vita". In carcere, il gioielliere legge. "Si è portato molti libri di crescita personale, di yoga. È una passione in comune che abbiamo da quando ci siamo sposati".

Alla signora, si capisce anche dal cellulare, scappa un sorriso. E il precedente in cui il gioielliere avrebbe puntato la pistola all'ex fidanzato di una delle quattro figlie? "Vorrei vedere - risponde a tono la donna - quale padre non correrebbe dalla figlia che ti chiama all'una di notte dicendo di essere stata picchiata dal fidanzato, lo stesso che aveva cercato di investirla con la macchina e che frequentava casa nostra da due o tre anni".

Per la signora Mariangela, è in corso un tentativo di dipingere il marito come un violento "pistolero": "Hanno travisato tutto perché non sanno più dove aggrapparsi per dare questa immagine di uomo violento. Ma è una cosa senza senso. Se leggessero le carte capirebbero davvero come sono andate le cose". Quattordici anni sono "troppi" o meglio più del doppio rispetto a quelli che la famiglia si sarebbe aspettata. "Potevano essere concessi i domiciliari o comunque una pena molto più bassa". Sul tema è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, del resto: "Non si possono dare 8 anni a dei pedofili e meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c'è un problema di proporzionalità delle pene".

A quasi settant'anni, la signora si ritrova catapultata in un universo a lei sconosciuto. Non piange ma ogni frase che pronuncia pesa.

La mancanza del marito è alternata ai pensieri per le cose concrete: una gioielleria da gestire, una valigia da rifare, una famiglia da tenere insieme. E dieci minuti di telefonata che finiscono prima d'iniziare. Avete ancora paura di essere rapinati: "Devo dirle la verità, sì".

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